Simone Gussoni

Simone Gussoni

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Il dott. Simone Gussoni è Amministratore Unico presso la società di servizi sanitari Studio Gussoni Salute Srl

01/06/2026

La recente guarigione di quattro infermieri contagiati dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) offre una luce di speranza in un contesto sanitario segnato da sfide significative. Questi professionisti della salute, che avevano contratto il virus mentre assistevano pazienti infetti, sono stati dimessi dai centri di trattamento dopo aver completato con successo il percorso clinico.

Il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato l'importanza di questo risultato, evidenziando come la risposta sanitaria possa produrre esiti positivi anche in contesti estremamente complessi. Ha inoltre aperto un nuovo centro di trattamento a Bunia, nella provincia dell'Ituri, per rafforzare gli sforzi di contenimento dell'epidemia.

Tuttavia, la situazione rimane critica. Al 1° giugno 2026, la RDC ha confermato almeno 282 casi di Ebola, con l'epidemia concentrata nella provincia orientale dell'Ituri, dove sono stati segnalati 264 casi. Il ceppo responsabile, il Bundibugyo, è particolarmente preoccupante poiché non esistono vaccini o trattamenti approvati specificamente per questa variante.

Le autorità sanitarie affrontano sfide significative, tra cui la difficoltà di rilevamento precoce dei casi, l'isolamento dei pazienti, la tracciabilità dei contatti, le sepolture sicure e il controllo delle infezioni. Inoltre, la diffusione del virus ha superato i confini nazionali, con l'Uganda che ha segnalato nove casi e ha chiuso il confine con la RDC per prevenire la diffusione del virus.

In questo contesto, la protezione degli operatori sanitari emerge come un elemento cruciale nella strategia di contenimento. L'uso di dispositivi di protezione individuale (DPI), l'isolamento ad alta sicurezza, la sorveglianza dei contatti, la formazione specifica e percorsi assistenziali dedicati sono essenziali per ridurre la trasmissione del virus e garantire la continuità dei servizi sanitari.

In sintesi, mentre la guarigione degli infermieri rappresenta un segnale positivo, la comunità internazionale deve continuare a collaborare per affrontare efficacemente l'epidemia di Ebola nella RDC, garantendo risorse adeguate e strategie di intervento mirate.

01/06/2026

Un bimbo di 13 mesi ha smesso di respirare ha bordo di un volo aereo. Una coppia di infermieri dell’Ulss 8 ha gestito l’emergenza, anche se il kit medico a bordo era inadatto.

Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini, marito e moglie infermieri entrambi iscritti all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vicenza, si trovavano su un volo da Bergamo a Marrakech per una breve vacanza quando, poco prima dell’atterraggio, è scattato l’allerta: "c’è un’emergenza medica a bordo". Non hanno esitato a intervenire.

"A circa 40 minuti dall’atterraggio, abbiamo notato una certa agitazione e la hostess ha chiesto se ci fosse personale medico a bordo. Ci siamo avvicinati e abbiamo scoperto che il problema riguardava un bambino di 13 mesi, cianotico e in arresto respiratorio. I familiari, nonostante la barriera linguistica, hanno indicato che la causa poteva essere un’ostruzione delle vie aeree a seguito di convulsioni febbrili".

Riccardo e Ilaria hanno iniziato le manovre di emergenza: "Dopo la disostruzione, abbiamo avviato la rianimazione secondo le linee guida pediatriche e abbiamo richiesto il materiale medico a bordo". Tuttavia, la realtà è stata deludente. "Il kit era inadeguato. C’erano tre palloni autoespandibili, ma mancavano le maschere facciali. Abbiamo dovuto fare ventilazione bocca a bocca in corridoio. La bombola di ossigeno era scarica e la maschera non era adatta ai bambini".

Inoltre, "il defibrillatore era solo per adulti, con elettrodi inadeguati per un bimbo di 13 mesi. L’energia impostata sarebbe stata letale per lui".

Il piccolo è stato salvato grazie alla professionalità di Riccardo e Ilaria. Dopo cinque ventilazioni e due cicli di massaggio cardiaco, ha ripreso a respirare. All’atterraggio, il bambino è stato trasferito in ambulanza.

L’assenza di un kit adeguato in aereo è un rischio grave. Ogni minuto senza massaggio cardiaco riduce del 7-10% le possibilità di sopravvivenza, e danni cerebrali possono insorgere entro pochi minuti. "Dopo l’atterraggio, abbiamo inviato un’email alla compagnia aerea ringraziando il personale, ma anche segnalando che il materiale sanitario deve essere completo e utilizzabile, soprattutto per il primo soccorso pediatrico".

Tuttavia, non hanno ancora ricevuto risposta. "Non cerchiamo ringraziamenti – dicono – questo è il nostro lavoro, sia in servizio che fuori. Vogliamo solo assicurarci che i controlli sui presidi sanitari a bordo siano più rigorosi per evitare simili situazioni in futuro".

31/05/2026

🕯️ Il Giuramento di Nightingale

Prima del primo paziente.

Prima del primo turno.

Prima della prima lunga notte a chiedersi se avessi fatto abbastanza.

Molte infermiere si sono alzate con orgoglio e hanno pronunciato parole che avrebbero portato per tutta la vita.

Il Giuramento di Nightingale.

Non perché fosse richiesto.

Ma perché significava qualcosa.

Per un attimo, la stanza si sarebbe zittita.

Le famiglie osservavano dai loro posti.

I compagni di classe stavano spalla a spalla.

E le giovani infermiere, piene di speranza ed eccitazione nervosa, si promettevano a una professione molto più grande di un semplice lavoro.

Non potevano sapere cosa le aspettava.

Le festività che avrebbero perso.

Le lacrime che avrebbero asciugato.

Le vite che avrebbero toccato.

I pazienti i cui nomi non avrebbero mai dimenticato.

O i momenti che sarebbero rimasti con loro per sempre.

Eppure, hanno fatto la promessa comunque.

Di servire fedelmente.

Di proteggere la confidenza.

Di non nuocere.

Di mantenere l'onore della professione infermieristica.

Gli anni passarono.

I copricapi bianchi scomparvero.

La tecnologia cambiò.

Gli ospedali cambiarono.

Il mondo cambiò.

Ma per molte infermiere, quelle parole non svanirono mai.

Perché il Giuramento di Nightingale non riguardava davvero una cerimonia.

Riguardava l'infermiere che sceglievi di diventare.

L'infermiere che restava oltre l'orario quando un paziente aveva paura.

L'infermiere che rispondeva a un'ulteriore chiamata.

L'infermiere che trattava ogni paziente con dignità, anche quando nessuno stava guardando.

Molte infermiere in pensione ricordano ancora di essere state lì e di aver pronunciato quelle parole per la prima volta.

Non perché le avessero memorizzate.

Ma perché le avevano vissute.

👩‍⚕️ Infermiere, onoriamo quel momento oggi.

💬 Hai pronunciato il Giuramento di Nightingale alla tua laurea?

💬 In che anno sei diventata infermiera?

💬 E dopo tutti questi anni, di quale parte della professione infermieristica sei più orgogliosa?

❤️ A ogni infermiera in pensione, attiva e studentessa di infermieristica: grazie per portare avanti lo spirito dell'infermieristica.

30/05/2026

Negli ultimi anni, un fenomeno interessante sta emergendo tra le giovani donne: quasi il 40% di loro ha dichiarato di non voler avere figli. Questo dato, che potrebbe sorprendere molti, riflette un cambio di paradigma significativo nelle scelte di vita e nei valori delle nuove generazioni.

Molte donne oggi si concentrano sullo sviluppo della propria carriera, sull'istruzione e sulla realizzazione personale. La maternità viene spesso vista come un ostacolo a queste ambizioni.

Inoltre, la precarietà del mercato del lavoro e il costo della vita influenzano pesantemente la decisione di avere figli, portando a percepire la genitorialità come un impegno finanziario e logistico troppo gravoso. C'è anche una crescente valorizzazione dell'autonomia e della libertà personale, con molte donne che desiderano esplorare il mondo, viaggiare e dedicarsi a passioni senza le responsabilità che derivano dalla maternità.

Questa tendenza solleva interrogativi importanti su come le società si adatteranno a un futuro con meno bambini, richiedendo un'evoluzione delle politiche familiari, del sistema pensionistico e dei servizi sociali per affrontare un cambiamento demografico così significativo. Riconoscere e rispettare queste scelte è fondamentale per costruire una società inclusiva e comprensiva delle diverse visioni della vita.

Cosa ne pensate? È giusto che ognuno segua il proprio percorso, anche quando si tratta di questioni così personali come la genitorialità? Condividete i vostri pensieri nei commenti! 💬✨

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