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27/08/2026
27 Agosto 1980 Un boss due volte dimenticato, due volte ripescato.
GERLANDO ALBERTI, boss dimenticato. E riscoperto per caso nel villino di Sant'Onofrio a Trabia dove, sulle tracce dei tecnici francesi di raffinazione di droga, polizia e carabinieri non si aspettavano di trovarlo.
Da tre anni au paccarès era scomparso dalle cronache dei giornali, ma soprattutto dai rapporti di polizia. Da quando cioè, ai primi di ottobre del 1977 era riuscito a fuggire per la seconda volta dando agli uomini di scorta il falso recapito di un albergo di Napoli, l'hotel Commodore, chiuso da tempo.
Eppure non c'è vicenda di mafia degli ultimi diciassette anni dalle due stragi di Ciaculli e Viale Lazio all'assassinio del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, alla scomparsa di Mauro de Mauro che non abbia visto Alberti protagonista, accusato di essere autore o mandante.
Per la verità già una volta era stato dimenticato. Dopo le sanguinose lotte fra le cosche mafiose negli anni '60 si era trasferito al nord, in Lombardia dove agli ordini di Liggio si era conquistato un posto di rilievo all'interno della Anonima Sequestri. A ripescarlo' nel 1969 era stato il colonnello Giuseppe Russo che, nel tracciare l'organigramma dei nuovi vertici mafiosi, gli assegnò un posto di primo piano e la patente di boss.
E che il freddo killer di Dannisinni, dall'aspetto mite e sorridente tanto da guadagnarsi il nomignolo di u paccarès, avesse fatto carriera era avvalorato da molti indizi. Nel 1970 era stato infatti fermato, ma non riconosciuto, dalla polizia milanese.
Era alla guida di una Alfa 1750, in macchina con lui c'era il fior fiore dei boss della droga: Gaetano Badalamenti boss di Cinisi, Tommaso Buscetta e Salvatore Greco due dei più potenti e temuti capi del contrabbando internazionale di stupefacenti, Giuseppe Calderone importante personaggio della mala catanese. Si saprà poi che il gruppo di mafiosi andava a Zurigo per un vertice.
Scomparso subito dopo l'assassinio del colonnello Russo ucciso a Ficuzza il 20 agosto del '77 Gerlando Alberti ricompare ora, ed in maniera del tutto inattesa, fra le carte dell'inchiesta su mafia, droga, riciclaggio di danaro sporco ed appalti.
E' presto per dire che ruolo abbia nel disegno della Sicilian connections, il grande traffico internazionale cioè di droga e miliardi, di cui il procuratore della Repubblica Costa ed il giudice istruttore Falcone stavano delinenando i contorni prima che il procuratore venisse assassinato.
Ma è possibile stabilire alcuni punti fermi e fare delle riflessioni.
Alberti sembra essere l'elemento di raccordo fra la mafia siciliana ed il clan dei marsigliesi che dopo una lunga e sanguinosa guerra hanno, in tutta evidenza, trovato un accordo di ferro. A Napoli, si disse al momento del suo arresto il 21 dicembre del 1971, Alberti aveva trasferito il centro operativo della mafia, lo snodo del contrabbando di droga e si*****te.
Cercando fra l'altro di risolvere con un accordo la guerras con i marsigliesi. Adesso si può dire che siciliani e marsigliesi lavorano spalla a spalla e che l'eroina made in Italy, ha sostituito defintivamente sui mercato internazionali soprattutto quelli americani, ogni altro tipo di merces.
Nel maggio scorso gli uomini della Dea (Drug Enforcement Administration) hanno sequestrato 61 chili di eroina per un valore di centinaia di miliardi, inequivocabilmente raffinata in Italia. Insomma l'internazionale della droga ha raggiunto una capacità operativa mai verificata per il passato.
Nel castello dell'eroinas a Cereseto Monferrato vicino Asti dove si raffinava l'eroina «4c» più pregiata della «Briwn Sugars erano al lavoro chimici francesi; Come a Trabia e Carini.
Le due raffinerie alle porte di Palermo erano già in funzione o stavano per entrare in produzione? Interrogativo legittimo visto the sono state trovate attrezzature e prodotti per la raffinazione ma non eroina già pronta per l'esportazione.
Per anni investigatori come Boris Giuliano, hanno sospettato l'esistenza di centrali di raffinazione della droga in Sicilia dopo avere acquisito la certezza che la mafia siciliana controlla ormai direttamente tutto il traffico internazionale degli stupefacenti. Ora c'è la prova che il sospetto era giusto.
I vari pezzi del puzzle stanno cosi completando un disegno preciso: importazione e raffinazione della droga portano di ritorno un grande fiume di dollari sporchi che verosimilmente passano attraverso le banche per poi essere in parte reimpiegati nel traffico degli stupefacenti e ibvestiti in appalti e affari. Passando attraverso diversi livelli di controllo mafioso.
Insomma la Sicilian Connections; una ipotesi, una pista su cui si è mossa l'inchiesta giudiziaria iniziata dal procuratore della Repubblica Gaetano Costa e che sta acquistando contorni sempre più concreti e definiti. Che portano, attraverso le banche, ai grandi affari di mafia ed alle sue coperture politiche e finanziarie.
ARTICOLO di Giacomo Galante by L'Ora
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