Multipopolare Pescara
Il movimento di @OttolinaTv per la giustizia sociale e la sovranità popolare.
15/05/2026
Buongiorno!!
ottoliner, buongiornissimoh 🥰
Nel nuovo equilibrio mondiale non è più Washington a dettare le condizioni.
Secondo Pino Arlacchi, Trump arriva a Pechino da una posizione di debolezza economica, industriale e strategica, costretto a trattare con una Cina che oggi guida la manifattura globale e detta i tempi della competizione internazionale.
Un’analisi dura sul declino dell’egemonia americana e sull’ascesa irreversibile di Pechino.
14/05/2026
Trump arriva a Pechino con tutto il consiglio d’amministrazione degli Stati Uniti: Nvidia, Apple, Tesla, BlackRock, Goldman Sachs, Qualcomm, Boeing. Più che un vertice diplomatico, una missione delle Big Tech e della finanza nel cuore della Cina.
Il viaggio si apre già nel caos: polemica sulla presenza del CEO di Nvidia Jensen Huang, salito all’ultimo su Air Force One dopo pressioni e imbarazzi mediatici.
Ma scemate a parte, dietro la coreografia perfetta organizzata da Xi Jinping, però, c’è un summit delicatissimo.
Trump arriva indebolito dalla guerra con l’Iran, dall’inflazione energetica e da una situazione internazionale sempre più instabile. Per questo la Casa Bianca punta quasi tutto sull’economia: commercio, semiconduttori, investimenti, supply chain e accesso delle aziende americane al mercato cinese.
Washington mantiene il dominio nei chip avanzati e nella finanza globale; Pechino controlla terre rare, manifattura e filiere industriali strategiche. Il risultato è una nuova fase di “co-dipendenza competitiva” sempre più instabile: tensione permanente, negoziati continui e due superpotenze che si trattano da pari.
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Trump sbarca a Pechino con i veri padroni d’America Trump arriva a Pechino con tutto il consiglio d’amministrazione degli Stati Uniti: Nvidia, Apple, Tesla, BlackRock, Goldman Sachs, Qualcomm, Boeing. Più che un vertice diplomatico, una missione delle Big Tech e della finanza nel cuore della Cina. Il viaggio si apre già nel caos: polemica sulla p...
14/05/2026
ottoliner, buongiornissimoh 🥰
😂😂😂
ottoliner, buongiornissimoh 🥰
13/05/2026
Nel 1995 il 50% più povero del Paese deteneva l’11% della ricchezza complessiva.
Oggi è sceso sotto il 3%.
Nello stesso periodo l’1% più ricco è passato dal 16% al 24% della ricchezza nazionale.
Non è successo per caso: è il risultato di decenni di scelte politiche condivise da governi di ogni colore.
L’IRPEF sui redditi più alti è passata dal 72% degli anni ’70 al 43% di oggi.
E se i soldi li fai con attività finanziarie, paghi appena il 26%.
Nel 2001 è stata abolita la tassa di successione: una scelta che, rispetto a Paesi come la Francia, vale ogni anno tra i 15 e i 20 miliardi sottratti alla collettività e concentrati nelle mani dei più ricchi.
Anche l’IRES, la tassa sui profitti delle imprese, è stata ridotta dal 37% al 24%.
Nel frattempo salari bassi, inflazione e fiscal drag hanno impoverito milioni di lavoratori, facendo crollare i consumi e indebolendo l’intera economia italiana.
Per questo economisti critici e rappresentanti della società civile hanno lanciato la proposta di legge popolare “1% Equo”, rivolta esclusivamente all’1% più ricco del Paese.
Come ricorda la campagna: “Ogni giorno senza questa legge perdiamo oltre 71 milioni di euro”.
Ma quando si parla di diritti sociali, continuano a ripeterci che “non ci sono i soldi”.
Ne abbiamo parlato con Andrea Fumagalli e Nadia Garbellini. Buona visione.
Ci vediamo qui https://youtu.be/XgQuAZ1ImCI?is=1xCeKCJA760wSFk0
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Perché i SUPER RICCHI pagano sempre meno tasse? Nel 1995 il 50% più povero del Paese deteneva l’11% della ricchezza complessiva.Oggi è sceso sotto il 3%.Nello stesso periodo l’1% più ricco è passato dal 16...
13/05/2026
Nei primi tre mesi del 2024 le cinque principali banche italiane avevano registrato oltre 6 miliardi di profitti.
Nel 2025, quasi 7.
Visto che tutto il resto dell’economia va male e che il governo continua a tagliare la spesa sociale, si era pensato di tassarle.
E invece sono esplose: nei primi tre mesi del 2026 hanno registrato un altro bel +10% abbondante.
7,5 miliardi.
Mezza finanziaria.
E non è tutto.
L’80% di questi utili, infatti, è concentrato in soli due istituti: Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Dal marzo 2022 — l’inizio della “Guerra Mondiale a Pezzi” contro il nuovo ordine multipolare — hanno guadagnato in Borsa rispettivamente il 200% e addirittura poco meno del 700%.
E indovinate un po’ chi ci ha guadagnato di più.
I principali azionisti di UniCredit sono BlackRock e Capital Group.
Il primo azionista non istituzionale di Intesa — escluse quindi Fondazione San Paolo e Cariplo — è BlackRock.
Sommando aumento del valore delle azioni e dividendi, fatto 100 l’investimento di BlackRock in queste due banche nel 2022, oggi — al netto dell’inflazione — se ne ritrova 555.
Tradotto in termini reali: dai 3 miliardi investiti nel 2022, oggi se ne ritrova 15,8.
Che, depurati dall’inflazione, diventano poco meno di 14.
Insomma: investendo 3 miliardi, in poco più di quattro anni hanno incassato poco meno di 11 miliardi.
Per fare un confronto, nel 2023 lo Stato italiano per il reddito di cittadinanza ha speso meno di 7 miliardi.
Ne abbiamo parlato con il nostro Alessandro Volpi qui https://youtu.be/yiDKntCCtdQ?is=NYonr-9Bj5x-JOrA
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perché le GRANDI BANCHE fanno un sacco di soldi mentre l’Economia Italiana collassa? Nei primi tre mesi del 2024 le 5 principali banche italiane avevano registrato oltre 6 miliardi di profitti.Nel 2025, quasi 7.Visto che tutto il resto dell’...
13/05/2026
Ultimamente su Tik Tok è pieno di video di ragazzi occidentali che fanno finta di essere vecchi zii maoisti, che bevono birra Tsingtao e fumano si*****te cinesi.
E su instagram di reel che mostrano città futuristiche e paesaggi mozzafiato: “Ti sembra new york? E invece questa è Chongqing”.
Ora, se anche si trattasse di un trend di poche settimane, è un altro piccolo segnale di un fenomeno davvero epocale destinato a cambiare la nostra vita quotidiana nei prossimi anni: la morte del soft power statunitense.
Guarda il video completo sul canale YouTube di Rethink Power qui
La morte del Soft Power: perchè il mondo non vuole più essere americano Perché oggi i ragazzi su TikTok preferiscono fingersi "zii cinesi" piuttosto che sognare New York? In questa puntata di Rethink Power analizziamo un fenomeno...
13/05/2026
E buongiorno! 🥰😘
ottoliner, buongiornissimoh 🥰
12/05/2026
Potremmo presto avere un italiano, e soprattutto un rappresentante del Sud globale, alla Segreteria generale dell’ONU.
Alla fine di quest’anno scade il mandato di António Guterres e Pino Arlacchi — già senatore, europarlamentare e sottosegretario generale delle Nazioni Unite — potrebbe succedergli.
Sarebbe un’occasione storica per rifondare le Nazioni Unite e far uscire il diritto internazionale dalla sorta di morte cerebrale in cui è entrato negli ultimi anni.
Un’occasione per non ripetere le tragedie del Novecento, quando alla crisi della Società delle Nazioni seguì la Seconda guerra mondiale, e per ridare vita ai principi fondamentali della democrazia tra le nazioni e dell’autodeterminazione dei popoli: l’unica via per evitare una nuova grande guerra e garantire una nuova fase di pace.
Arlacchi si propone come il candidato ideale di quella maggioranza di Paesi che chiede riforme sostanziali dell’Organizzazione, a partire dall’eliminazione dei privilegi dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.
L’obiettivo è impedire che l’Occidente continui a tenere in ostaggio l’istituzione, ostacolando la realizzazione del suo spirito originario: una governance globale capace di preve**re i conflitti tra Stati e di interve**re in caso di violazioni del diritto internazionale.
Quali siano concretamente le proposte di riforma di Arlacchi lo sentirete tra pochissimo: si tratta, secondo i suoi sostenitori, di riforme che avrebbero potuto evitare il genocidio di Gaza, la guerra in Ucraina e l’aggressione all’Iran, solo per citare le crisi più eclatanti degli ultimi anni.
Arlacchi avrebbe importanti possibilità di essere eletto.
Come sentirete, molto dipenderà dalla Cina.
Ci vediamo qui https://youtu.be/eVUcCj_cNT0?is=voGtcsWhHsDs2U0S
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Pino Arlacchi: “Libererò l’ONU dall’imperialismo USA” Potremmo presto avere un italiano, e soprattutto un rappresentante del Sud globale, alla Segreteria generale dell’ONU.Alla fine di quest’anno scade il mandat...
Il CAPITALISMO è da SFIGATI? - ft Clara Mattei
di fronte a tutti gli indizi che abbiamo sotto gli occhi, per parafrasare un capolavoro della cultura italiana moderna, anche al ragionier fantozzi probabilmente comincerebbe a ve**re qualche piccolo dubbio
e qualche dubbio è venuto anche alla nostra Clara Mattei, docente di Economia prima a New York e ora Tulsa, in Oklahoma, e astro nascente del pensiero critico italiano
che i suoi dubbi li ha messi in fila in un nuovo libro. e ha anche dato la sua risposta
e cioè, appunto, che tutte le atrocità che abbiamo di fronte hanno una radice comune
e quella radice comune si chiama, molto banalmente, CAPITALISMO
e tutte le condanne morali di questo mondo rischiano di essere un innocuo, e a tratti anche fastidioso, brontolio, se non cominciamo a metterci in testa che alla fine l’unica via di uscita è proprio FUGGIRE DAL CAPITALISMO
una prospettiva che, a chiunque legga il libro, non solo smetterà di apparire massimalista e velleitaria
ma al contrario, l’unica cosa razionale e possibile
ne abbiamo parlato direttamente con Clara, che ci è venuta a trovare di persona personalmente nei prestigiosi studi di OttolinaTV
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