EP Trad
I am a freelance translator, editor and proofreader working from English into Italian.
26/05/2022
Chi non è traduttore forse non lo sa, ma chi svolge questa professione ha alcune regole fondamentali da mettere sempre in pratica.
1. La scadenza è S-A-C-R-A.
Questa è la LEGGE di ogni traduttore che si rispetti.
Se con il cliente abbiamo pattuito una data specifica per la consegna, quella DEVE essere (ma anche prima va sempre bene).
Nel caso in cui, durante il lavoro, ci si dovesse accorgere di problemi che potrebbero causare uno slittamento nella consegna, è bene comunicarli il prima possibile ed evitare come la peste di avvisare il giorno prima (o peggio ancora il giorno stesso) che la traduzione non sarà pronta nei termini previsti.
2. Rispondere alle email in tempi brevi.
Molti professionisti appartenenti ad altre categorie lavorative possono “permettersi il lusso” di rispondere ai (potenziali) clienti anche dopo diverse ore, se non giorni.
Ecco, noi traduttori non possiamo.
O meglio, “non potremmo”, nessuno di fatto lo vieta, ma sappiamo tutti molto bene che un cliente che ha fretta, se non ci trova, può andare da qualcun altro.
Personalmente, tendo a rispondere sempre in tempi più che brevi e addirittura mi capita di rispondere alle email anche poco prima di andare a dormire, perché magari il cliente scrive da un Paese con un diverso fuso orario e ha bisogno di informazioni sulla mia disponibilità per un progetto in partenza a breve. In quel caso, rispondo avvisando anche che, a causa dell’orario diverso, la comunicazione sarà ripresa appena possibile (la mattina dopo).
E voi?
Come vi organizzate con le risposte ai clienti?
Rispettate una sorta di “orario di ufficio” oppure rispondete anche “fuori orario”? ✨
29/04/2022
Capita sempre più spesso di leggere post o recensioni, soprattutto sui social, che cercano di favorire un linguaggio più inclusivo tramite l’uso di asterischi, schwa (ə) o qualsiasi cosa nasconda il genere nella desinenza della parola per evitare il ricorso al maschile, che per secoli non aveva dato fastidio a nessuno, ma che adesso sembra essere diventato il MALE ASSOLUTO.
Ora, non che io non sia per la parità di genere, anzi! In quanto donna, ritengo doveroso impegnarsi in tale lotta su tutti i livelli. Ma da donna, e soprattutto linguista, trovo davvero inutile, se non controproducente, riempire un testo di ghirigori solo per non essere etichettati (Oops! Al maschile! 😬) come “inclusivi”.
Inutile, perché non è con un asterisco o uno schwa che si gioca la questione. Sono ben altri i campi in cui sarebbe necessario rivedere “due o tre cosette” per la parità di genere.
E controproducente, perché così si finisce per appesantire il testo, rendendolo faticoso da leggere e visivamente stancante.
Se ci fate caso, questa moda si è diffusa soprattutto sui social, dove non ci sono filtri e chiunque può scrivere ciò che vuole.
Ma allora perché nei libri, sui quotidiani o nelle riviste di un certo calibro (quelle tecnico-scientifiche, per capirci) NON troviamo tutti questi “sfarfallamenti” vari per coprire le desinenze di genere?
Forse le autrici se ne infischiano della parità di genere?
No, non è così.
Bisognerebbe intanto capire che scrivere TUTTə o SIETE ANDAT* non serve a nulla, se non a fare imbestialire e rabbrividire chi con la lingua italiana ci lavora e deve poi mettere le mani su un testo che sembra più un pittogramma preistorico di un post o una recensione.
La nostra lingua ha delle regole, che come tali vanno rispettate.
Esistono mille altri modi per passare per “inclusivi”, ma di certo l’uso di *, ə e stelline varie non è tra questi.
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