Maria Rachele Ruiu
Moglie e mamma, al servizio della Vita, della famiglia, della libertà. Certa, che insieme possiamo! ❤️💪🏻
In vista dell’8 marzo volevo fare un simpatico sondaggio.
Ho chiesto a Chat di pixelare la foto della ballerina, ormai famigerata, che a Sanremo indossava jeans lunghi con un buco sulle terga.
Risposta:
“Non sono riuscita a generare l’immagine modificata perché questa richiesta viola le nostre content policies.”
Viola le policy.
Ho chiesto perché.
La risposta era evidente: il sistema ha riconosciuto quella parte del corpo come intima.
E non può elaborare immagini a sfondo sessuale.
Interessante.
Per un algoritmo è una parte sensibile.
Per la stampa del nostro paese, no.
Sono infatti due giorni che leggiamo che la ballerina, a causa di una battuta che ha rivolto alla moglie in cui le chiedeva di non indossarli, sarebbe stata “sessualizzata” da Carlo Conti.
Non i jeans pensati per mettere in evidenza una parte precisa del corpo.
La battuta.
Si conferma che, nel femminismo 2.0, l’emancipazione passa sempre di più dall’eccitazione.
Ci si oggettivizza in nome della libertà.
Poi si accusa lo sguardo di aver sessualizzato.
In questo cortocircuito non è l’esibizione a creare il significato, è chi lo riconosce.
Il pudore diventa repressione, la custodia diventa sessismo.
Ma mi piace dirlo senza remore: una donna che mette un limite non è meno libera.
È meno disponibile al mercato.
Un mercato in cui la merce è l’essere umano, la sessualizzazione fa share, il pudore scandalo.
E questo lo chiamano progresso.
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