Davide Rufino - Zoologo

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La zoologia, quella vera: amore autentico per tutti gli animali, per la natura e per la scienza

17/05/2026

APHIS NERII

L’afide dell’oleandro (Aphis nerii) è un insetto tanto minuscolo quanto noto e diffuso. Appartiene all’ordine Rhynchota (o Hemiptera), per la precisione al sottordine Homoptera: lo stesso delle celebri cicale.
Gli afidi, detti comunemente “pidocchi delle piante” (ma che coi pidocchi propriamente detti non hanno nulla a che fare, costituendo questi ultimi tutt’altro ordine – Anoplura), fanno parte del gruppo Sternorrhyncha, superfamiglia Aphidoidea. La famiglia, nel caso di questa specie, è la più emblematica: Aphididae.
Questo minuscolo insetto, tuttavia visibile a occhio n**o, è probabilmente originario del bacino del Mediterraneo ed è presente gran parte d’Europa sud-occidentale, centro-meridionale e sud-orientale. In Italia è presente ovunque nei pressi delle coste e dei litorali, laddove è ben presente la sua principale pianta ospite: come dice il suo nome, trattasi dell’oleandro (Nerium oleander), tipica pianta mediterranea. Ben diffuso in pianura e in collina, non è tuttavia presente con l’aumentare dell’altitudine (assente in zone di montagna). La sua diffusione è comunque praticamente cosmopolita, poiché presente nella fasce tropicali, subtropicali e temperate di buona parte del mondo: Africa, Medio Oriente, Asia, Stati Uniti, Australia.
Inconfondibile, presenta una lunghezza assai modesta (in genere 1.5-2.5 mm, poco più che visibile a occhio n**o) e una fisionomia tozza e piriforme: il capo è piccolo e stretto, gli occhi composti molto piccoli, le antenne sottili e non molto lunghe rispetto ad altre specie di afidi. Il torace è poco sviluppato, mentre l’addome è voluminoso e globoso. Dorso-lateralmente, dall’addome si dipartono due protuberanze sottili dette sifoni, mentre l’ultimo segmento dell’addome si prolunga anch’esso in una sottile protuberanza detta codicola. Il colore di Aphis nerii è un bel giallo brillante lucido e uniforme, con antenne, zampe, sifoni e codicola di colore nero.
Questi insetti formano gruppi anche piuttosto numerosi, ben visibili e ben riconoscibili a causa del loro colore, e infestano alcune piante tra cui principalmente l’oleandro (Nerium) ma anche altre specie della stessa famiglia Apocynaceae (Asclepias, Calotropis, Hoya, Gomphocarpus, Vinca). Le infestazioni, comprendenti anche diverse migliaia di afidi, compaiono in primavera e durano tutta la bella stagione: gli afidi formano aggregazioni e si ammassano su fusti, steli, foglie - in particolare sulla nervatura mediana della parte inferiore - e ancor più preferibilmente su parti tenere come gemme, germogli, boccioli e infiorescenze.
L’afide vive e si nutre prelevando la linfa dal floema delle piante, “pungendole” grazie al suo apparato boccale strutturato come un sottile stilo. Dalla codicola, produce e secerne di continuo - come “prodotto di scarto” - una sostanza viscosa e zuccherina detta melata, particolarmente gradita ad altri insetti, in particolare alcuni imenotteri eusociali ben noti: diverse specie di formiche (Hymenoptera/Formicidae) vivono in associazione con gli afidi, suggendo la melata – di cui sono ghiotte, e che fornisce loro una preziosa fonte di zuccheri – e in cambio sorvegliandoli e proteggendoli da altri insetti predatori.
Al contempo, gli afidi sono in grado di estrarre cardenolidi (cardiotossine) dalle piante ospiti: la quantità prodotta di queste sostanze tossiche è direttamente proporzionale alla concentrazione delle suddette nella pianta ospite. Associate alla colorazione aposematica (giallo-nera), fungono da deterrente contro svariati predatori. Gli afidi, infatti, vengono presi di mira da altri insetti e altri invertebrati: la pressione predatoria sulle aggregazioni, tuttavia, sembrerebbe essere legata anche alla quantità di cardenolidi presenti nelle piante infestate. Tra i loro predatori principali, le ben note coccinelle.
I danni alle piante sono in genere contenuti, perlopiù estetici, anche se aggregazioni numerose possono inficiare la crescita e lo sviluppo di foglie e fiori. La melata, inoltre, è una base su cui spesso proliferano alcuni funghi (fumaggine). La pianta ospite in genere continua a vivere, anche se infestazioni ripetute negli anni – soprattutto su piante giovani, possono comprometterne in genere la crescita. Gli afidi hanno sviluppato strategie riproduttive molto efficaci per dare velocemente vita ad aggregazioni massicce e per colonizzare rapidamente le piante vicine: si riproducono per partenogenesi (ergo senza bisogno di fecondazione), sono tutte femmine vivipare che – una volta raggiunta la maturità – iniziano a dare direttamente origine a forme giovanili simili all’imago (neanidi, dunque sviluppo eterometabolo) che nel giro di alcune mute e pochissime settimane raggiungono l’età adulta.
Aphis nerii presenta anche polimorfismo, con la forma attera (senza ali, poco mobile) predominante, ma in caso di affollamento e/o deperimento della pianta ospite iniziano a originarsi forme alate in grado di lasciare la pianta e compiere brevi voli alla ricerca di nuove piante ospiti. In questo modo, la specie può contare su una diffusione e una proliferazione estremamente rapide.

10/05/2026

Se n’è parlato tanto, alcuni giorni fa. Ho lasciato che altre pagine – gestite da bravissimi “colleghi” – sottolineassero a dovere la faccenda, e ho deliberatamente aspettato qualche giorno per riproporre, rincarare e assicurarmi così che la notizia non sfuggisse a nessuno.
Il Jova Beach Party di Barletta (2022) ha portato a un’indagine, nel mirino tre persone “con l’ipotesi di reato, a vario titolo, di inquinamento ambientale colposo e abuso edilizio in area protetta”. L’ipotesi accusatoria “riguarda in particolare il rilascio del permesso edilizio e l’assenza di prescrizioni ambientali più stringenti”.

Soddisfatti? Nì, perché lo scempio tanto è stato già bello che perpetrato e indietro non si torna.
Sorpresi? Nemmeno un po’.

E pensare che noi poveri scemi, che tanto teniamo alla natura, ci siamo dovuti anche sentir dare degli “econazisti” dal cantautore. Come fossimo una setta di disagiati, pazzi ed estremisti. Poi, a scavare un po’ sotto la superficie – oltre che sulle dune –, guarda un po’, gli altarini si scoprono.
Non vado oltre, in realtà non c’è molto da scrivere che non fosse già stato detto anni fa, quando era scoppiata la moda di organizzare concerti sulle spiagge.
“Lasceremo più pulito di com’era prima che arrivassimo”, dicevano.
Peccato che per profitto, denaro e business, siano stati spianati habitat preziosissimi, di cui il ben noto fratino era solo il simbolo e la punta dell’iceberg.

Avete pulito eccome: avete distrutto vegetazione endemica, polverizzato e scacciato specie preziose, alterato fragili equilibri. Adesso è davvero pulitissimo, c'è rimasta solo la sabbia. Nemmeno più una formica. Complimentoni.

Davvero deluso che figure e associazioni importanti del mondo scientifico si fossero prestate come “sponsor”. Il punto è sempre lo stesso: sfruttamento selvaggio del territorio, totale menefreghismo per la natura. Habitat ed ecosistemi preziosi, con tutta la loro biodiversità, contano evidentemente zero dinanzi al denaro.
Ed evidentemente, noi “econazisti” un po’ di ragione ce l’abbiamo quando ci incazziamo.

No, caro Lorenzo: non è per te ogni cosa che c’è.

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