Fit Project Lugano
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05/06/2026
Ho visto il video di una trainer che criticava un collega perché aveva “la pancetta” e il messaggio, neanche troppo velato, era: “Come fai a fidarti di un personal trainer che non ha un fisico perfetto?”.
Sinceramente trovo assurdo che nel fitness, ancora oggi, la credibilità di una persona venga decisa così velocemente in base a quanto è magra, definita o muscolosa.
Come se per essere buoni coach io e Nicola dovessimo essere “Mr. Olympia” tutto l’anno, per tutti i 30 anni di lavoro.
La realtà è che il corpo di una persona non racconta tutta la sua storia. Non sai cosa c’è dietro quel fisico oggi.
Magari quel trainer viene da anni di sport, studio, esperienza sul campo e risultati con centinaia di clienti.
Magari sta uscendo da un infortunio.
Magari sta attraversando un periodo difficile, un lutto, stress, problemi personali.
Magari è semplicemente in una fase della vita in cui il suo focus non è avere gli addominali scolpiti 365 giorni l’anno.
Eppure basta vedere un po’ di grasso corporeo in più per mettere in dubbio tutta la sua competenza… Nel frattempo, invece, diamo automaticamente autorevolezza a chiunque abbia un fisico impressionante, senza sapere cosa ci sia dietro: ossessioni, disturbi alimentari, uso di farmaci, restrizioni estreme o un rapporto completamente malsano con allenamento e cibo.
E questa cosa, onestamente, mi dispiace parecchio, perché il fitness dovrebbe aiutare le persone a stare meglio, non alimentare l’idea che il valore di qualcuno dipenda da quanto è asciutto davanti a uno specchio.
Un personal trainer non è una copertina.
È esperienza, empatia, studio, capacità di guidare le persone...
E nessuna di queste cose si misura dalla “pancetta”.
17/05/2026
Oggi, nella Giornata Mondiale contro l’Ipertensione, vale la pena ricordare una cosa fondamentale: il movimento non è solo “prevenzione”, è una vera forma di cura.
☝🏻 L’allenamento regolare, se programmato correttamente, può contribuire in modo concreto alla riduzione della pressione arteriosa, migliorare la salute cardiovascolare, aumentare la sensibilità insulinica, ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita.
Nei quadri iniziali di ipertensione, intervenire su stile di vita, attività fisica, sonno e alimentazione può anche permettere di rinviare nel tempo l’inizio di una terapia farmacologica.
Ma attenzione: questo NON significa che i farmaci “non servano”. Quando indicati, le terapie farmacologiche sono strumenti fondamentali, efficaci e spesso indispensabili!
Il punto è un altro: allenarsi cambia davvero la fisiologia del corpo! ✨️
✔️Il cuore lavora meglio.
✔️I vasi sanguigni diventano più efficienti.
✔️L’organismo impara a gestire meglio lo stress.
L’attività fisica non sostituisce la medicina, la affianca, la potenzia e in molti casi può fare una differenza enorme nel decorso della malattia.
Muoversi non è una punizione estetica.
È un investimento quotidiano sulla salute. ❤️
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