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15/02/2024

La contestazione disciplinare al lavoratore per “insubordinazione”: in quali casi si configura?
Rifiutarsi di eseguire un ordine, rivolgersi maleducatamente al proprio superiore, sono mancanze che, se contestate, possono portare al licenziamento o comunque rimanere sul curriculum del lavoratore per due anni e rilevare ai fini della recidiva.
E’ importante sottolineare che nel concetto di insubordinazione non rientra solo il rifiuto di obbedire alle disposizioni dei superiori, ma anche qualsiasi altro tipo di comportamento in grado di pregiudicare l’esecuzione e il corretto svolgimento dell’attività aziendale: ad esempio, ha un atteggiamento di insubordinazione il dipendente che rallenta volontariamente l’esecuzione delle proprie mansioni per danneggiare il capo o che, per dispetto, arriva sempre in ritardo o non rispetta il regolamento aziendale.
In altre parole, per insubordinazione si intende il “non fare”, il “fare male” o “in modo diverso” da quanto prescritto dal datore di lavoro.
Si intende infine insubordinazione anche il comportamento di chi si rivolge al datore con espressioni maleducate ed irrispettose: pensiamo al dipendente che manda “a quel paese il proprio capo”, o che comunque tiene un atteggiamento maleducato (ad esempio alzando le spalle come reazione ad un giustificato rimprovero datoriale).
Generalmente l’insubordinazione è considerata una mancanza grave del dipendente che diviene oggetto di contestazione disciplinare e che può essere sanzionata addirittura con il licenziamento.
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25/01/2024

Fringe benefit ai dipendenti 2024: limiti, regole e adempimenti per l’applicazione
La legge di Bilancio 2024 interviene sulla disciplina dei fringe benefit ampliando la soglia di non imponibilità fiscale e contributiva.
In particolare, per il 2024, è previsto l’innalzamento a 1.000 euro della soglia di non imponibilità per l’assegnazione di fringe benefit ai dipendenti, con incremento a 2.000 euro in presenza di figli a carico.
Per l’applicazione del limite maggiorato quali sono gli adempimenti per lavoratori e datori di lavoro?
I primi sono tenuti a produrre al sostituto d’imposta una dichiarazione contenente il codice fiscale dei figli a carico.
Il datore di lavoro deve conservare la documentazione per i successivi controlli ed effettuare un’informativa alle RSU, laddove presenti.

18/01/2024

Esonero totale dei contributi per mamme lavoratrici per il 2024

Le mamme che potranno beneficiare di un esonero contributivo sono quelle con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, indipendentemente dal settore in cui operano (tranne nel caso dei rapporti di lavoro domestico, che saranno esclusi). Questa misura sarà attiva dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, consentendo un esonero contributivo fino a 3.000 euro annui in favore delle lavoratrici madri con almeno 2 figli.

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