Postural Training
Dott. Angelo Rago
Fisioterapista
Metodo Mézières, G.O.M.M., Osteopatia
20/12/2025
11/11/2025
🟢 Metodo Mézières: come evitare le false informazioni che circolano online — e capire a chi affidarsi davvero
Negli ultimi anni il nome di Françoise Mézières è diventato sempre più diffuso anche tra i non addetti ai lavori.
Tuttavia, molte delle informazioni che circolano online non rispecchiano la realtà del Metodo: spesso vengono presentati come “Mézières” semplici esercizi di stretching o posture ginniche, privi delle basi biomeccaniche e cliniche che ne garantiscono l’efficacia terapeutica.
Per questo AIFiMM ha realizzato mezieres.it — un sito divulgativo che chiarisce cosa distingue il vero Metodo Mézières da pratiche superficiali o imitate.
Per i pazienti
Il Metodo Mézières è una tecnica riabilitativa basata su principi biomeccanici e fisici:
non è ginnastica posturale, né una sequenza di esercizi da ripetere a casa.
Ogni seduta deve essere guidata da un fisioterapista formato, perché le posture — se eseguite in modo scorretto — possono accentuare i compensi e peggiorare il quadro.
Sul sito mezieres.it è possibile:
capire in cosa consiste realmente il Metodo,
trovare un operatore certificato AIFiMM, garanzia di sicurezza e coerenza con i principi originali.
Per i professionisti
mezieres.it è anche una vetrina di autorevolezza per chi applica il Metodo in modo corretto.
Essere presenti nell’albo ufficiale AIFiMM significa:
dimostrare un percorso formativo verificabile,
lavorare con criteri biomeccanici rigorosi,
tutelare i pazienti da pratiche scorrette o non supportate.
Dal 1996 AIFiMM forma fisioterapisti, medici, osteopati con un modello di biomeccanica sistemica basato su fisica lineare e non lineare: un approccio oggi riconosciuto a livello nazionale e internazionale. (AIFIMM Provider ECM n 1701, Provider CPD internazionale n 21418)
In sintesi
Il sito mezieres (punto) it nasce per tutelare la qualità delle informazioni e offrire un punto di riferimento autorevole:
per chi cerca operatori qualificati,
per chi desidera un percorso formativo serio e scientificamente fondato.
🔹 Per approfondire: link del sito mezieres.it nel primo commento 👇
06/06/2025
Bentornati ad un nuovo episodio di “Commenta che ti passa! Dove i vostri commenti trasformano i nostri post!” Oggi rispolveriamo un muscolo che ci tiene in piedi.. anche quando crolliamo!
C’è infatti un muscolo che conosce tutte le nostre cadute, che si attiva ogni volta che ci pieghiamo.. e non solo col corpo.
Non lo vedi, non lo tocchi, ma lo senti. Quando la schiena tira, quando la pancia è rigida, quando il respiro si fa corto e non capisci perché.
Il suo nome è ileopsoas. Ma noi potremmo chiamarlo in molti altri modi: il muscolo della postura, il muscolo dell’anima, il muscolo della sopravvivenza.
Dove comincia, dove finisce.. e cosa tiene insieme?
Anatomicamente, lo sappiamo: lo psoas nasce dalle vertebre lombari (T12–L5), scende nella pelvi, si unisce all’iliaco e insieme vanno ad aggrapparsi al piccolo trocantere del femore.
Ma il suo significato va oltre la biomeccanica. È un ponte, una cerniera tra il centro e il movimento. Unisce colonna, bacino e gamba. Ma soprattutto, collega il dentro col fuori.
Lo dice bene Anna, nei commenti:
“So che somatizziamo anche i problemi quotidiani sulla nostra schiena.. non so se è esatto, correggetemi pure, ma per me è così..”
E sì, Anna, è proprio così.
L’ileopsoas è come una spugna: assorbe carichi meccanici ed emotivi, come se sapesse cosa portiamo dentro. Quando viviamo un trauma, un lutto, uno stress, lui stringe. Non per farci male, ma per tenerci insieme.
Non è solo un flessore!
Sì, biomeccanicamente, flette l’anca.
Ma se ci fermassimo qui, lo sottovaluteremmo. L’ileopsoas mantiene la lordosi, stabilizza il bacino, modula la respirazione (tramite il legamento arcuato e il diaframma), influenza il pavimento pelvico e partecipa al sistema nervoso simpatico.
È un crocevia.
E se si irrigidisce? Il bacino si inclina in avanti. La colonna lombare si inarca. Il respiro si fa corto. I visceri si comprimono. E il dubbio, prima o poi, arriva per tutti. Come faccio a sapere se è davvero lui?
Angela lo ha chiesto con semplicità disarmante:
“Ma si può fare un esame per vedere se è proprio lo psoas?”
La risposta? Non è quella che ci aspettiamo.
Perché l’ileopsoas non si mostra in una radiografia, non parla tramite una risonanza.
Si fa sentire nei gesti, nei respiri trattenuti, nei movimenti bloccati.
Lo si scopre non con uno schermo, ma con uno sguardo clinico attento. Un fisioterapista che osserva come ti muovi, come compensi, come reagisce il tuo corpo quando cerchi di rilassarti.
Non è solo un dolore. È una storia.
Un ileopsoas retratto non genera solo tensione meccanica. Genera compensi. E i compensi generano confusione diagnostica.
Come dice Marco:
“Quasi l’80% delle ernie conclamate radiologicamente sono innocue.”
Esatto. Il dolore spesso non viene dalla lesione visibile, ma dal sistema che non funziona. Ed è qui che l’ileopsoas diventa sospetto numero uno.
Può simulare una lombosciatalgia (termine improprio ma è per capirci, non è il nervo, è lui che tira) ernie (per compressione lombare e rigidità fasciale), dolore inguinale, tensioni diaframmatiche, perfino disturbi digestivi.
Le parole dei pazienti diventano chiavi
Quando Vanessa racconta:
“Ho accudito mia madre malata.. e ora mi sento spezzata in due, con la schiena bloccata..”
Non parla solo di L4, L5 o S2. Parla dello sforzo di rimanere dritta mentre tutto crollava. E l’ileopsoas lo sa. Perché si contrae per difendere la nostra struttura quando siamo fragili.
E cosa le abbiamo risposto?
“La nostra schiena è spesso il riflesso di ciò che viviamo. E l’ileopsoas è uno dei primi a raccontarcelo.”
Stretching? Forse. Ma prima ascolto.
Non si rieduca un ileopsoas con un semplice affondo. Prima si libera il diaframma, si riattiva il core, si respira profondamente, si riorganizza il carico.
Poi, magari, lo si allunga.
Perché se tiriamo un muscolo che si sta proteggendo, rischiamo di peggiorare la sua paura.
Lo dicono in tanti:
“Faccio stretching da mesi, ma non cambia nulla.”
Forse è perché non serviva un allungamento. Ma un dialogo.
Come lo trattiamo in fisioterapia?
Valutazione funzionale (non radiologica)
Osservazione dei pattern motori
Test per il reclutamento del core (es. test di reclutamento del trasverso, test di instabilità sacroiliaca)
Palpazione fasciale e test miofasciali
Rieducazione respiratoria integrata
Approccio globale (non esercizio spot, ma ricostruzione della sinergia)
Come dice Elisabetta:
“Non sono titolata, ma ho sempre amato capire il corpo.. e ora che pratico yoga, mi rendo conto di quanto questo muscolo condizioni tutto.”
La verità è che il corpo non ci mente. Ma ci parla sottovoce.
Conclusione? Non trattare il muscolo, ma il suo messaggio.
L’ileopsoas non è un muscolo da allungare. È un testimone. Ti dice: quando sei troppo seduto, quando trattieni il respiro, quando hai paura di mollare, quando il carico è troppo (anche se fuori sembri stabile).
E allora non basta “fare addominali”. Serve rieducare il sistema a respirare, a stabilizzarsi, a muoversi in modo integrato. Serve una fisioterapia che non rincorra la lesione, ma ascolti il funzionamento.
Vuoi provare un piccolo test?
Prova il mini-test di ascolto del tuo Ileopsoas:
1. Sdraiati sul letto o su un tappetino.
2. Porta lentamente un ginocchio al petto, tenendo l’altra gamba distesa.
3. Osserva: la gamba distesa rimane appoggiata o si solleva leggermente?
Se si solleva, potrebbe essere un segno che il tuo ileopsoas è rigido, in tensione o semplicemente stanco.
Non è una diagnosi, ma uno spunto per iniziare ad ascoltarlo.
E se vuoi andare oltre.. affidati a chi può leggere davvero il tuo movimento.
Domanda finale al lettore
E tu? Hai mai sentito il tuo corpo bloccarsi quando la tua testa non ce la faceva più? Hai mai avuto un dolore “senza senso apparente” che si ripresenta quando sei sotto stress?
Parliamone. Magari, nel silenzio del tuo ileopsoas.. c’è una storia da ascoltare.
E per i colleghi fisioterapisti..
Se anche tu stai osservando sempre più pazienti con disfunzioni che sembrano “invisibili”, ma che parlano il linguaggio dello psoas.. raccontaci la tua esperienza nei commenti.
Quali test usi? Quali approcci ti hanno dato risultati?
Stiamo raccogliendo le riflessioni migliori per una discussione clinica condivisa.
Il sapere cresce quando viene condiviso. E l’ileopsoas..ne ha di cose da insegnarci. 🥰
01/05/2025
IL DIAFRAMMA: IL MUSCOLO CHE TI STA NASCONDENDO LA VERITÀ
Hai mai pensato che il dolore che senti non venga da dove lo senti?
Hai mai avuto:
- un dolore alla spalla che non passa con nessuna terapia?
- una cervicale che ti sveglia ogni mattina?
- un senso di oppressione al petto, ma gli esami dicono che è tutto a posto?
- una digestione lenta, gonfia, instabile?
- un mal di schiena cronico che non ha una causa precisa?
Allora ti do una notizia.
Il tuo diaframma potrebbe averti fregato. Per anni. In silenzio.
Il diaframma è come un hacker nel tuo sistema!
Non lo vedi.
Non lo senti lavorare.
Ma controlla tutto.
È il tuo muscolo della respirazione, certo.
Ma anche il tuo stabilizzatore posturale, il modulatore del dolore, l’interruttore dello stress, l’equilibrista tra la vita digestiva, emotiva e motoria.
Se si blocca, può fare danni ovunque.
Ma nessuno ti ha mai detto che il problema potesse essere lì.
È la grande bugia della localizzazione del dolore..
Il tuo corpo è un genio, ma non è preciso.
Se il diaframma soffre, la tua spalla brucia.
Se è contratto, il tuo collo si irrigidisce.
Se lavora troppo, il tuo sistema nervoso resta in allerta continua.
Hai dolore alla spalla? Forse è il diaframma.
Hai il collo di marmo? Forse è il diaframma.
Ti senti sempre sotto pressione, anche se è tutto tranquillo? Forse è lui.
Una domanda sola: il tuo diaframma è libero o prigioniero?
Fai questo test in 60 secondi:
- Respiri più con il petto che con l’addome?
- Ti senti gonfio anche dopo un pasto leggero?
- Ti rilassa sbadigliare, fumare o sospirare profondamente?
- Hai dolori “misteriosi” alla schiena o alla spalla?
- Ti svegli già teso, anche dopo una notte intera?
Se hai risposto sì anche solo a 2 di queste domande.. il tuo diaframma non è libero.
E se non è libero lui, non sei libero tu. Immaginalo come un superpotere nascosto che nessuno ti ha mai spiegato.
Respirare bene non è solo una questione di ossigeno. È un reset del sistema nervoso, un riequilibrio posturale, un gesto curativo.
Un diaframma bloccato ti fa digerire male, ti destabilizza la colonna, ti costringe a compensare con altri muscoli, ti fa credere che tu abbia problemi che non hai.
Un diaframma libero, invece ti allinea, ti calma, ti restituisce potere.
La verità è questa: la tua salute non inizia da un farmaco, ma da un respiro.
Vuoi sapere qual è il gesto che accomuna:
- i neonati che dormono profondamente,
- gli atleti che si muovono con efficienza,
- i cantanti che vibrano d’anima,
- i monaci che meditano senza ansia?
La respirazione diaframmatica.
E sai chi lo fa anche senza volerlo? Il fumatore.
Ma non è la nicotina che lo calma. È il gesto profondo di inspirare ed espirare lentamente.
È il diaframma che, per un attimo, torna a fare il suo mestiere.
Wow, bello! Ma.. Come liberarlo? Non servono miracoli. Serve consapevolezza.
Ecco da dove puoi partire.
Respira da sdraiato. Una mano sul petto, una sull’addome. Quella sull’addome deve muoversi. L’altra no.
Allunga la tua gabbia toracica ogni giorno.
Il diaframma ha bisogno di spazio.
Trattalo con rispetto. Con il tocco, con la voce, con la postura.
Fatti valutare da chi sa davvero ascoltare il respiro. Un fisioterapista formato in terapia manuale, respiro e postura può cambiare il tuo corpo.. partendo da dentro.
È il muscolo che ti cambia la vita e anche quello che nessuno ti guarda
Non è glamour.
Non lo alleni in palestra.
Non lo vedi allo specchio.
Ma è il centro gravitazionale della tua salute.
Se ti senti fuori asse, bloccato, contratto, stanco.. Non cercare sempre fuori. Guarda dentro.
E ascolta il tuo diaframma.
Ti ha colpito questo post? Allora fallo arrivare a chi ne ha bisogno.
Chi ha mal di schiena da anni.
Chi non respira più davvero da troppo tempo.
Chi ha bisogno di un alleato silenzioso, e non lo sa.
Condividilo.
E se vuoi approfondire, leggi l’episodio di Muscolandia che abbiamo dedicato al diaframma e l’articolo sullo stretching diaframmatico!
https://educarefisio.com/2024/10/03/diaframma
https://educarefisio.com/2016/07/04/lo-stretching-diaframmatico/
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