Vivere da Risorti

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Riflessioni sul Vangelo
“Che io non cerchi tanto d’essere amato, quanto di amare”
San Francesco

14/04/2026

In qualità di diacono permanente della diocesi di Bologna, ritengo doveroso esprimere la mia piena comunione con il Santo Padre, a fronte di attacchi che, oltre il legittimo confronto, assumono i tratti della delegittimazione.

Il ministero petrino, nella fede cattolica, non è una funzione rappresentativa, ma il principio visibile di unità della Chiesa, radicato nella parola del Signore: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18) e custodito nella preghiera di Cristo: «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).

Alla luce di questo fondamento, colpire l’autorità del Papa non è semplice dissenso, ma un atto che incide sulla struttura stessa della comunione ecclesiale. La tradizione della Chiesa non teme la critica, ma distingue con chiarezza tra confronto e delegittimazione: il primo appartiene alla vita della fede, la seconda ne indebolisce il vincolo visibile.

Quando, e solo quando, la parola della Chiesa rimane normata dal Vangelo, diviene inevitabilmente non negoziabile. In questa fedeltà si manifesta una tensione che la Scrittura attesta con chiarezza: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1,5); «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini» (At 5,29).

Per questo rinnovo pubblicamente la mia comunione con il Papa, consapevole che, nella fede cattolica, non vi è autentica fedeltà a Cristo senza comunione con colui che è chiamato a confermare i fratelli nella fede.

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