Vivere da Risorti
Riflessioni sul Vangelo
“Che io non cerchi tanto d’essere amato, quanto di amare”
San Francesco
In qualità di diacono permanente della diocesi di Bologna, ritengo doveroso esprimere la mia piena comunione con il Santo Padre, a fronte di attacchi che, oltre il legittimo confronto, assumono i tratti della delegittimazione.
Il ministero petrino, nella fede cattolica, non è una funzione rappresentativa, ma il principio visibile di unità della Chiesa, radicato nella parola del Signore: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18) e custodito nella preghiera di Cristo: «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).
Alla luce di questo fondamento, colpire l’autorità del Papa non è semplice dissenso, ma un atto che incide sulla struttura stessa della comunione ecclesiale. La tradizione della Chiesa non teme la critica, ma distingue con chiarezza tra confronto e delegittimazione: il primo appartiene alla vita della fede, la seconda ne indebolisce il vincolo visibile.
Quando, e solo quando, la parola della Chiesa rimane normata dal Vangelo, diviene inevitabilmente non negoziabile. In questa fedeltà si manifesta una tensione che la Scrittura attesta con chiarezza: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1,5); «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini» (At 5,29).
Per questo rinnovo pubblicamente la mia comunione con il Papa, consapevole che, nella fede cattolica, non vi è autentica fedeltà a Cristo senza comunione con colui che è chiamato a confermare i fratelli nella fede.
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