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La CASIL (Confederazione Autonoma Sindacati Italiani Lavoratori) ha sede centrale 87100 Cosenza - Via Trento, 47 - tel. fax, segret.

03/09/2020

Corigliano-Rossano – Il Comune che con l’avvento del Sindaco Flavio Stasi è caduto dalla padella nella brace, si pone anche contro la legislazione italiana.

Cosenza 3 settembre 2020 - Come già comunicato nei giorni scorsi, di fronte all’assoluta antidemocraticità del Sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, la Casil è stata costretta ad interessare l’Ispettorato per la pubblica amministrazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il quale in aderenza alla richiesta aveva interessato il Segretario Generale del Comune a riscontrare entro 15 giorni la richiesta segnalata dalla Casil, che reclama il riconoscimento dei diritti economici e contributivi al Dirigente Sindacale Casil presso il Comune, nel rispetto della L. 151/2001, per avere assistito la propria madre nel periodo 16.07.2011 al 30.04.2012.

Ebbene la CASIL il 28 agosto ha sollecitato il medesimo Ispettorato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri di intervenire fermamente sull’omissione da parte del Comune e più precisamente contro il segretario generale che si è reso responsabile della violazione.

Ed ecco che puntualmente l’Ispettorato ieri 2 settembre nel riscontrare la nota CASIL ha invitato con diffida il segretario generale ad adempiere, ricordandogli testualmente che “gli esiti delle verifiche svolte dall’Ispettorato costituiscono obbligo di valutazione ai fini dell’individuazione delle responsabilità e delle eventuali sanzioni disciplinari di cui all’art. 55, per l’amministrazione medesima”. (Dgl. 165/2001).

L’arroganza provocatoria del segretario generale del Comune di Corigliano-Rossano che evidentemente ha recepito appieno la direttiva del Sindaco Flavio Stasi, non intimidisce la Dirigenza CASIL che non mancherà di attivare parallele iniziative in sede civile, amministrativa e per tutti i riflessi di rilevanza penale.

Non si escluda la richiesta del Commissario ad acta.

Nei confronti del Sindaco Flavio Stasi confermiamo il nostro giudizio negativo a guidare il Comune di Corigliano-Rossano e conseguentemente di volersi fare da parte ed eventualmente ritornare in politica soltanto quando avrà maturato le condizioni utili alle esigenze dei cittadini, a meno che non intenda continuare ad adeguare i propri comportamenti non al cambiamento ma all’andazzo politico che caratterizza altri sindaci della nostra martoriata Calabria e che respingiamo ed avversiamo, condannandolo con fermezza.
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

06/08/2015

C . A . S . I . L.
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C O M U N I C A T O

Cosenza 6 agosto 2015 - Paola (Cs) – Sulla protesta del gestore del Lido “Holiday Beach” – La solidarietà della Casil -

A differenza di tutti gli imprenditori locali che non hanno solidarizzato con il gestore del lido “Holiday Beach”, per la clamorosa protesta messa in atto contro il mare sudicio, la Casil si schiera al suo fianco perché deve essere posta la parola fine sullo scandalo della vera e propria truffa che annualmente si consuma a danno dei turisti, per quel poco che sono ancora rimasti.
In effetti l’aumento delle presenze sul Tirreno cosentino è dato più dal ritorno di quanti hanno avuto o hanno tutt’ora interessi in loco e non alla vera scelta di soggiorno.
La nostra solidarietà al gestore del Lido paolano Roberto Prenestì è totale perché se non si m***a la protesta il Tirreno cosentino e la Calabria saranno destinati alla desolazione più assoluta.
I convegni ed i vari studi che si consumato di anno in anno a ridosso dell’estate se non in piena estate non hanno alcun senso se non quello di dispendio di economie che spesso si rivelano per alcuni veri e propri affaropoli.
Gli interventi vanno programmati ed avviati oggi per il prossimo anno, ovvero per il futuro. Nessuno può permettersi ancora di truffare ignari turisti che dalle belle cartoline scelgono la Calabria quasi fosse la terra promessa.
Gli attuali imprenditori devono capire una volta per tutte che se non si ribellano come ha fatto il sig, Prenestì, mettendoci non solo la propria faccia, per tutti, quanto anche le proprie economie penalizzando la propria famiglia, la loro attività è destinata a chiudere battenti.
La nostra non vuole essere incitamento alla disobbedienza o alla ribellione ma semplicemente un modo come un altro, permesso dalla democrazia, per protestare nel proprio singolo interesse e per la collettività.
Quale mare da bere si ha specialmente sul Basso Tirreno cosentino se in certi momenti della giornata è una vera e propria fogna a cielo aperto?
Ebbene che fanno tanti controllori a non elevare multe salate ai trasgressori e/o mandando a casa tanti Sindaci legati più alla poltrona che agli interessi generali?
Perché non perseguire i trasgressori, vuoi politici come gestori degli impianti di depurazione, titolari di scarichi abusivi, e perché no anche dei villeggianti che buttano in mare di tutto senza risparmiare neppure “pannolini” di bimbi e di adulti, insabbiando con gioia e sorrisi di compiacimento la cacchina dei propri pargoli, mentre gli accaniti fumatori occultano sotto la sabbia le loro cicche? Perché non si sequestrano i beni di quanti lasciano i propri rifiuti sulla sabbia quasi fosse un abbellimento e non un modo come un altro per mettere in mostra la propria inciviltà?
Contro tutto l’attuale degrado gli imprenditori devono protestare e con fermezza se del caso anche abbassando le proprie saracinesche per allargare il dissenso agli abitanti. Solo così qualcuno non dormirà la notte per studiare la problematica senza avere il cruccio della tangente spicciola.
Continuare ad abbassare il capo porterà certamente a sopravvivere, ma ancora per poco, però allontanerà per sempre non solo i turisti veri quanto anche i figli migliori della nostra terra in cerca di fortune altrove, atteso che in Calabria c’è chi non pensa a loro ad iniziare dai propri genitori che nulla fanno per poter tramandare loro la propria attività, così come l’hanno ereditata dai loro antenati.
Se il video diramato dal sig. Prenestì in circa 24 ore sembra aver superato le 35.000 visualizzazioni, vuol dire che esiste ancora un popolo attento che vorrebbe raggiungere la Calabria. Ed allora gli imprenditori anziché porsi di traverso all’azione del collega imprenditore Prenestì, lamentandosi quale causa del calo delle presenze, facciano qualcosa per attirare quel bacino d’utenza e renderla fiera di propagandare le bellezze naturali che la Calabria ancora custodisce con gelosia, contro la volontà politica ignorante e distratta, e soprattutto sponsorizzando i mari ed i monti che in uno alle altre attrazioni madre natura ci ha riservato, quale premio per le tante intelligenze date alla luce e favorendo i tanti cultori storici nazionali ed internazionali che vi hanno fatto riferimento anche per i loro studi, per lo sviluppo delle loro scienze.
Noi non conosciamo il sig Prenestì ma riteniamo che se ha protestato platealmente lo ha fatto non solo per il calo dei propri affari economici ma anche se non soprattutto perché non sa più cosa rispondere ai villeggianti protestanti e minacciosi di andare via senza pagare il conto, per colpa di quella parte di classe politica imbelle, ciarlatana e clientelare che sembra lavorare soltanto per il tanto peggio tanto meglio …, ovvero per i loro sporchi e loschi interessi di bottega e criminali, invece di individuare le origini dell’inquinamento e della sporcizia e risolvere una volte per tutte le gravi carenze che porteranno alla desertificazione del genere umano e con esso quello animale sia marino che terrestre.
Cosenza 6 agosto 2015
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

13/09/2014

C . A . S . I . L.
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C O M U N I C A T O

La Regione Calabria è ormai sinonimo di vergogna! Se non si vota subito si commissari. – Oggi anche la Chiesa cattolica ostacola il voto.

I balletti dei politici in atto alla Regione Calabria mettono in luce quale considerazione si ha degli elettori.
Si è sempre affermato “meglio una pessima democrazia che una dittatura” ma riteniamo che il detto sia superato, atteso che in Italia e così anche in Calabria la democrazia appare sempre più un opzional. A Roma abbiamo un governo di nominati. In Calabria invece è il Consiglio ad autonominarsi eletto. Fatto sta che i consiglieri dalle 10.000,00 euro mensili non intendono andare via occupando di fatto il Palazzo. Una vergogna nella vergogna! C’è chi invoca discontinuità, evidentemente di se stessi, ma non si dimette. E c’è chi come Magarò, che alla vigilia dello scioglimento della consiglio restituisce il telefonino, invocando etica e moralità, mentre lo ha utilizzato per oltre quattro anni senza risparmiarsi ed a spese della comunità regionale.
Sull’operato di Magarò quale presidente dell’antimafia calabrese ci siamo soffermati tempo fa in termini molto critici e non intendiamo riprendere l’argomento per evitare di promuoverne visibilità.
I politici calabresi a parole si stracciano le vesti per il popolo mentre rafforzano il loro stato matriarcale instaurato nel sud con l’Unità d’Italia, il cui unico interesse è stato quello della spoliazione delle risorse del meridione per aiutare la povera Lombardia e soprattutto le casse vuote del Piemonte.
Non ci incanta perciò la querelle tra destra e sinistra, attribuendosi la volontà di andare alle elezioni quando di concerto lavorano perché la legislatura duri all’infinito, in spregio alle leggi democratiche ed agli interessi della Calabria.
A dare man forte a prorogare le elezioni ci mancava anche la Chiesa che ricorda la data del 23 novembre già fissata per l’elevazione a Santo del Beato Nicola Saggio di Longobardi (CS), infischiandosi dei disastri e della povertà in cui vive la Calabria e dell’esigenza di uscire al più presto possibile dall’assurda illegittima ed illecita situazione.
Rispettiamo l’esigenza dei fedeli che vorranno recarsi a Roma per la importante funzione ma se non andiamo errati la Chiesa non può e non deve interferire nelle scelte dello Stato estero e laico in cui vive da ospite al pari di altre religioni a cui, peraltro, ha contribuito in maniera determinante all’instaurazione, porgendo sempre l’altra guancia ai governi italiani che si sono succeduti e che in nome dello stato laico hanno rivisitato i Patti Lateranensi e la volontà popolare.
Se la Regione Calabria dovesse spostare in avanti la data delle elezioni non è dovuto al senso del cattolicesimo locale ma all’interesse personale dei consiglieri tra i quali si annidano molti anticlericali ed avversari del credo della Chiesa cattolica.
Forse sarebbe stato meglio che la Chiesa invocasse per la Calabria un commissariamento a tempo indeterminato, ovvero fino a quando non emergeranno nuovi volti non contaminati dal vecchiume arrogante e provocatorio.
Il Prefetto di Catanzaro è stato nominato dal Tar commissario ad acta per l’indizione delle elezioni regionali, nel caso in cui entro i dieci giorni successivi alla decisione della magistratura la Presidente F.F. Antonella Stasi, non le avesse indette.
Ebbene il Prefetto Cannizzaro, nonostante non ne avessimo eccessiva simpatia, è obbligato ad evitare di largheggiare e favorire i politici aggrappati alla sedia regionale, applicando nella giusta misura la chiarissima decisione del Tar, atteso che le elezioni andavano consumate a giugno e da allora i politici-onorevoli starebbero rubando soldi alle casse del bilancio regionale, ancorchè stiano consolidando l’apparato clientelare con nomine illegittime ed illecite confidando nella lentezza della giustizia che a dire il vero a volte ci lascia perplessi, tanto da dubitare sulla sua imparzialità fino ad avere il sospetto che sia forte con i deboli e debole con i forti.
Da tempo i politici calabresi non sono credibili e tutti hanno l’esigenza di legarsi a carri per essere eletti, perdendo conseguentemente la loro autonomia e per alcuni diventare letteralmente zerbini ed asserviti alla malavita organizzata, come letteratura giudiziaria insegna.
Nessuna illusione perciò circa una migliore nuova legislatura ma alle elezioni bisogna andare e subito per stroncare illegittimità ed illeciti correnti ed avere una controparte legittimata, pur consci che siamo in presenza di un becero clientelismo che affoga ogni aspettativa.
Le tanto decantate “primarie” per noi non sono indice di democrazia, in quanto questa si esplicita con l’elezione del Consiglio regionale e non per sciogliere i nodi all’interno dei singoli partiti e/o movimenti politici, i cui responsabili non hanno il coraggio di scegliere il migliore, utilizzando per la loro inconsistenza le risorse del già disastrato bilancio regionale.
Chi vuole le primarie se le faccia per tempo ed a proprie spese. Riteniamo, pertanto, che la legge sul finanziamento di queste sia incostituzionale la cui porcata è avallata dagli organi centrali per riempire le scarne casse della politica, quasi fosse l’ unico obiettivo da conseguire.
Con molto rispetto per la Chiesa di Roma ma non ingerisca nei fatti interni alla regione altrimenti le altre religioni potrebbero presentare le loro esigenze fino a far ritenere utile per la democrazia e salutare per il bilancio regionale non andare più a votare.
In definitiva che si vada a votare prima che il popolo si svegli dal torpore e dalla sudditanza, oggi considerato da molti “pecorone” ed “utile idiota”, altrimenti ai politici non resterebbe che andare a lavorare i campi e se del caso anche a pascolare il gregge: quello vero!
Cosenza 13 settembre 2014
Franco Scrivano Segretario Generale Casil

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