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Photos from Ta**us Group Italia's post 05/10/2021

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Il "crash" delle tre piattaforme fa crollare le azioni del popolare social network. Con il 'down' di ieri di Facebook, WhatsApp, Instagram, il valore netto stimato di Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo di Facebook, è sceso di circa 6 miliardi di dollari (5,165 miliardi di euro) lunedì, principalmente a causa del crollo delle azioni del popolare social network dopo i problemi sofferti ieri dalle tre piattaforme, tutte di proprietà di Facebook, i cui servizi sono ripresi dopo diverse ore.Secondo i dati del Bloomberg Billionaires Index, la fortuna personale di Zuckerberg è scesa lunedì a 122 miliardi di dollari (105,039 miliardi di euro), un calo di 6,11 miliardi di dollari (5,26 miliardi di euro) rispetto alla sessione precedente.
Il fondatore di Facebook ha così perso una posizione nella classifica delle persone più ricche del mondo e ora è quinto, appena dietro Bill Gates, Bernard Arnault, Jeff Bezos e Elon Musk, che è in cima alla lista. Un mese fa, il valore netto stimato dell'imprenditore era di 140 miliardi di dollari (120,537 miliardi di euro). Nonostante questo, finora quest'anno la fortuna di Mark Zuckerberg è aumentata di circa 18 miliardi di dollari (15,497 miliardi di euro). Nella sessione di lunedì, le azioni di Facebook sono scese del 4,89%, anche se finora nel 2021 si sono apprezzate di oltre il 19%.
Fonte:Adnkronos

Photos from Ta**us Group Italia's post 30/09/2021

Somiglianze e differenze tra trading di criptovalute e azioni

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Il trading di criptovalute e quello azionario, sono simili ma hanno anche molte differenze che è importante conoscere prima di decidere di investire.
La struttura sottostante dei due mercati è praticamente la stessa: ad esempio, è probabile che i segnali di trading generati da uno scambio di criptovalute siano gli stessi di uno scambio di azioni.
Inoltre, il mercato delle criptovalute e quello azionario comportano entrambi l’acquisto e la vendita di un asset sottostante. Può trattarsi della negoziazione dell’attività stessa o di un derivato.
Così come nel trading azionario si possono acquistare o vendere direttamente azioni o investire in derivati ​​azionari, allo stesso modo, quando si fa trading su criptovalute, è possibile acquistare o vendere la criptovaluta stessa o investire in una versione derivata di essa.

La differenza fondamentale tra loro è lo scambio di azioni necessita di intermediari, dal momento che non si può negoziare azioni senza passare attraverso Broker regolamentati.
Nel trading di criptovalute invece è possibile acquistare e vendere criptovalute senza dover passare da un intermediario.
Un’altra differenza riguarda la liquidità del mercato: mentre quasi tutte le azioni sono altamente liquide, la maggior parte delle criptovalute (al di fuori di quelle a grande capitalizzazione) sono illiquide.

I due mercati differiscono anche in termini di sicurezza: il mercato azionario è altamente regolamentato, per cui puoi sempre essere sicuro che il titolo che stai acquistando sia legittimo. Invece, a causa della natura non regolamentata del mercato delle criptovalute, è molto facile acquistare progetti di truffa.

Quali dei due conviene? Prima di scegliere uno dei due mercati, è importante conoscere bene le potenzialità di entrambi. Per questo motivo, la scelta migliore è quella di affidarsi a un team di esperti che sappiano analizzare al meglio i tuoi desideri.

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Fonte:

doveinvestire.com

Photos from Ta**us Group Italia's post 28/09/2021

Investire in ETF è conveniente?

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L'introduzione dei fondi comuni sui mercati finanziari è stata una vera e propria rivoluzione copernicana: da quel momento in poi, gli investitori potevano accedere a determinati bechmark prima difficilmente negoziabili, anche con capitali non troppo elevati.
Il benchmark di riferimento può essere infatti un indice o un settore azionario, un indice obbligazionario o un paniere di società che operano nel campo delle materie prime.

Poi sono arrivati gli ETF (exchange traded fund), fondi che investono su un determinato indice, replicandolo passivamente, senza l'obiettivo di generare una sovraperformance. Ecco perchè le commissioni di gestione richieste dall'emittente sono decisamente inferiori a quelle di una gestione attiva, con un discreto beneficio per l'investitore.

Investire in ETF è quindi la soluzione ideale per mantenere sotto controllo i costi e abbattere il rischio specifico di un investimento. L'enorme domanda di questo strumento finanziario ha accelerato l'emissione di nuovi prodotti: perciò un aspetto da tenere presente quando si utilizza un ETF è la natura della replica, che può essere fisica o sintetica; in quest'ultimo caso naturalmente bisogna valutare attentamente anche il rischio emittente.

C’è da dire che i fondi passivi, per via della quotazione real time, a volte vengono acquistati per negoziazioni speculative di breve termine, anche se vi sono strumenti finanziari più efficienti sotto questo aspetto. Quindi, invece di utilizzare gli ETF in base a come reagiscono i mercati finanziari sull'uscita di particolari dati macro o notizie, sarebbe più opportuno collocarli in un portafoglio ben diversificato per asset class di appartenenza.
Il punto di forza degli ETF consiste infatti nell'annullamento del rischio specifico e della diluizione della volatilità quando si replica un benchmark che comprende differenti aree geografiche o settori.

Fonte:
primalevante.it

Photos from Ta**us Group Italia's post 27/09/2021

Cos’è Instacart, la startup di consegne a domicilio che ora vale 17 miliardi di dollari

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Instacart si basa su un modello di business ultra-lean: questo significa che, invece di investire sul possesso di una vasta inventory di prodotti deperibili, Apoorva recluta un piccolo esercito di lavoratori indipendenti per andare a fare la spesa in sigle partner e portarla a domicilio.

Già alla fine del 2014, Instacart arriva in 15 città americane, il suo giro d’affari si aggira intorno ai 100 milioni di dollari e la sua profittabilità è quasi nulla.
Per ogni delivery infatti, agli utenti viene richiesta una cifra tra i 3.99 e 5.99 dollari, a cui si aggiunge una piccola commissione su alcuni prodotti. Con i lavoratori pagati di base 10 Anche se l’Uber-for-X sembra una bella idea, replicare quel modello è un bel problema.

In più, negli Stati Uniti le persone mediamente vanno al supermercato 1.5 volte la settimana e, come se non bastasse, il settore grocery è notoriamente affetto da margini limitati mentre i consumatori sono molto sensibili sul prezzo. Anche in una città come New York City chiedere qualcosa come 11 dollari per la delivery di 30 dollari di spesa sembra un’esagerazione.

Il risultato? I primi tentativi hanno riguardato il taglio delle quote orarie e una nuova riduzione per i lavoratori delivery-only. E, ovviamente, una valanga di critiche.
In seguito, Apoorva ha deciso di eliminare le mance, per far entrare quella notevole entrata diretta, parte delle entrate di Instacart.

Come fa una compagnia quotata così tanto a pretendere le mance dei lavoratori? Instacart infatti non solo è valutata con una cifra a nove zeri, ma ha anche ricevuto investimenti per $674.8 milioni, di cui l’ultimo, pari a $400 milioni, a marzo 2017.

Tuttavia questa grande infusione di fiducia da parte degli investitori potrebbe essere l’ultima: le vendite di Instacart sono diminuite progressivamente in tutti i trimestri del 2016, mentre Amazon ha messo il turbo al suo comparto di grocery delivery con Amazon Fresh.

Riuscirà Instacart a tenere testa a Jeff Bezos?

Fonti:
Market revolution
Forbes

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