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Guida turistica di Firenze e Provincia
Francese - Inglese
19/01/2022
BESTIARIO FIORENTINO: L'ORSO
"Si pensa che l'orso sia stato chiamato ursus perché dà forma al feto ORE SUO, ossia con la propria bocca, quasi orsus: dicono, infatti, che questo animale genera piccoli informi, e che cio che nasce è una massa di carne cui la madre, leccando, dà forma di membra."
(Isidoro di Siviglia, Etimologie, VI-VII secolo)
In riferimento a questa descrizione di Isidoro di Siviglia, l'anonimo autore del Bestiario moralizzato di Gubbio - prima metà del XIV secolo - scrive che la madre orsa, che dà forma al suo piccolo nato informe, è come la Madre Chiesa che attraverso il battesimo riconduce alla forma perfetta coloro che nascono con una forma imperfetta a causa del peccato originale. Forse questo spiega la sua presenza all'ingresso di una delle porte del Duomo di Firenze.
O è forse un ricordo dell'orsa del Podestà di Firenze di cui parla il Sacchetti in una delle sue novelle?
La beffa architettata da "certi Fiorentini - che - erano a cena in una casa di Firenze la quale era non molto a lungi dal palagio del Podestà; ed essendo in quel luogo tra loro entrata una orsa, la quale era del Podestà ed era molto domestica, andando questa più volte sotto la mensa loro, disse uno di loro: vogliamo fare un bel fatto?..." (Franco Sacchetti, il Trecentonovelle, 1399)
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15/01/2022
FIORENTINO: IL LEONE
"La terza natura del leone: quando la leonessa genera il suo piccolo, lo genera morto, finché il terzo giorno suo padre gli soffia sul volto e lo desta" (Fisiologo greco, II-III sec d.C.)
"Leo è dunque parola greca, che in latino si interpreta come Re: il leone è infatti il principe di tutti gli animali selvaggi (...).
Quando dormono tengono gli occhi aperti (...), quando hanno dato alla luce un piccolo, dorme per tre giorni e tre notti finché il ruggito del padre non lo sveglia"
(Isidoro di Siviglia, Etimologie, inizio VII secolo)
"[1333], a dì XXV di luglio, nacquono a due leoncini del leone e leonessa del Comune, che stavano in istia incontro [in gabbia difronte] a San Pier Scheraggio; e vivettono e fecionsi grandi poi; e nacquono vivi e NON MORTI COME DICONO GLI AUTORI NE' LIBRI DELLA NATURA DELLE BESTIE, e noi ne rendiamo testimonianza, che con più altri cittadini gli VIDI POPPARE LA LEONESSA; e fu tenuta grande maraviglia che di qua da mare nascessono leoni che vivessono, e non si ricorda a nostri tempi..."
(G. Villani, Nuova Cronica, XIV sec.)
Chissà se insieme al Villani, a rendere "testimonianza" di questo fatto miracoloso, non vi fosse stato anche quel bambino che diversi anni dopo, divenuto scultore, realizzerà la leonessa con i suoi cuccioli della Porta dei Cornacchini del
03/08/2021
Accadde a Firenze: 3 agosto 1530, Francesco Ferrucci muore a Gavinana. Capitano della Repubblica fiorentina nel 1529-1530, era nato in una modesta casa in San Frediano. Scrive Gino Capponi nella Storia della Repubblica di Firenze, " ebbe fino a 40 anni oscura la vita", vita che si concluse a 41 anni. Si formò nella Firenze del Savonarola, della seconda Repubblica, la città che dovette difendersi dall'attacco degli imperiali di Carlo V che intendeva restituire la città ai Medici cacciati. La sua fama è legata all'assedio di Firenze del 1530, su di lui erano riposte le speranze della Repubblica di infrangerlo. Partito da Empoli, occupata Volterra e con l'intento di liberare Pistoia e Prato, si scontrò a Gavinana con gli 8000 imperiali guidati dal principe di Orange che morirà nella battaglia. Quando le sorti della scontro sembravano volgersi per il meglio, il sopraggiungere di nuove truppe di lanzichenecchi ribaltò la situazione. Condotto nella piazza di Gavinana, Maramaldo lo feriva di sua mano alla gola; il Ferrucci, cadendo, avrebbe pronunciato la celebre frase: "tu darai a un morto" divenuta "vile, tu uccidi un uomo morto".
In una lettera inviata alla Signoria di Firenze, scriveva: "quando i tre quarti di noi morissimo per non tornare in servitù, el quarto che resterà sarà tanto glorioso che tutto il resto sarà ben ispeso"
03/08/2021
12/06/2021
Accadde oggi a Firenze: 12 giugno 1519.
"...nacque il Gran Duca Cosimo [dei Medici] nella patria sua di , l'anno del Signore MDXIX a' XII del mese di giugno, intorno ad un'ora e due terzi di notte. Non fu il suo nascimento senza manifesti augurj del suo principato. Imperciocché dicono che, nato il fanciullo, per allegrezza nel Mugello i suoi luoghi (cioè il Trebbio) fecero fuochi: il giogo dell'Alpi e gli altri luoghi de' su la montagna, quelli scoprendo da lungi e non sapendo la cagione, li fecero più grandi: la Romagna fiorentina, veduti di si gran fuochi verso Firenze, senza sapere altro, fecero maggiori fuochi" e così pure anche la Romagna del papa, "così dal Mugello insino a' lidi del mar Adriatico si fecero fuochi per cotal nascimento. Onde allora gran dir se ne fece" cosi scrive Aldo Manunzio nella sua "Vita di Cosimo dei Medici", scritta poco dopo la morte del Granduca di Toscana. Che Cosimo fosse un predestinato non ce lo dicono solo questi fuochi, accesi spontaneamente alla sua nascita. Il suo futuro luminoso era scritto anche nel suo oroscopo "che gli aveva la futura grandezza mostrata pel Capricorno, ch' egli aveva nell'ascendente con felicissimo aspetto guardato da' pianeti, come aveva già avuto Augusto e novellamente Carlo Quinto".
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