Freni Ricerche di Marketing

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Freni Ricerche di Marketing S.A.S was founded by Vincenzo Freni in 1983 and is specialized in conduc Our points of difference.
1. Logistics. Language. Quality.

11/07/2025

𝐋𝐚 𝐛𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚
𝘕𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘤𝘰𝘭𝘱𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘰𝘴𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪, 𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘩𝘪 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢…
Negli ultimi decenni, chi ha un minimo di orecchio (e un po’ di memoria musicale) lo avverte con chiarezza: la musica popolare di oggi è diventata ripetitiva, prevedibile e noiosamente perfetta.
Non è solo un’impressione da nostalgici, è un dato scientifico.
Una vasta ricerca condotta in Spagna dal Centro de Ciencias Humanas y Sociales ha analizzato più di 500.000 brani pubblicati in oltre mezzo secolo dopo il 1955.
Il verdetto? Le melodie si sono fatte sempre più simili, le armonie più semplificate, e i timbri utilizzati si sono ridotti drasticamente, colpa anche dell’uso dell’informatica e dei grandi dbase dove pescare .
Tutto questo succede nel mondo della musica popolare, commerciale, non certo nelle sale da concerto o nei conservatori: lì, per fortuna, la musica classica e orchestrale conserva ancora tutta la sua dignità musicale.
Ma nel mainstream sonoro globale, il panorama è piuttosto desolante. Come se i compositori, più che ispirati, fossero semplicemente pigri.
È colpa dei compositori? In parte. Perché nel mondo del marketing è la domanda a generare l’offerta raramente l’inverso. Poi c'è anche la pressione di un’industria che premia la familiarità delle strofe musicali anziché la novità (come avviene anche nei film. E poiché il pubblico continua a emozionarsi anche con brani già sentiti, la macchina continua a sfornare pessime canzoni-fotocopia.
Funzionano, vendono e così l'ascoltatore massificato è servito.
A peggiorare il tutto, ci si mette anche la guerra del volume. Le canzoni di oggi sono “sparate” a livelli altissimi. Negli anni ’60 e ’70 c’erano alti e bassi e spazi. Oggi si marcia dritti, con compressione audio massima, zero silenzi. Una vera aggressività sonora.
Facciamo un confronto concreto:
– Knockin' on Heaven's Door di Bob Dylan (1973): una ballata struggente, fatta di pause e sussurri.
– La versione dei Guns N' Roses (1990): più muscolare, ma meno emozionale, tutta urlata e senza sfumature.
Ma non finisce qui. I video musicali attuali sembrano prodotti da uno showroom di effetti speciali epilettici: luci stroboscopiche, costumi improbabili (o nessun costume, talvolta è meglio), e coreografie pensate per essere ricordate... ma non certo ascoltate.
Il videoclip oggi non accompagna la musica, la sotituisce e la seppellisce.
Ma non è la musica a essere decaduta quanto piuttosto il livello medio di comprensione musicale del pubblico. L’ascoltatore si abitua a una dieta di sound spazzatura e perde il gusto per l’armonia, la complessità, la sorpresa.
In altre parole, più che musica da ascoltare, quella di oggi è musica da subire che ti insegue ovunque, al bar, in pizzeria, in auto. Un martello pneumatico che spacca anche i timpani. I cosidetti “concerti” (parola rubata che esprime ben altro concetto) fanno il pieno, sorry, sold-out, così nessuno si accorge che questa non è più musica.
Eppure nonostante tutto, la musica autentica non è scomparsa. Esiste ancora, ma va cercata lontano dai riflettori: artisti indipendenti, produzioni jazz, elettronica sperimentale, folk colto, colonne sonore, trascrizioni della musica di qualità e persino progetti nati su piattaforme libere.
Musica creata da chi non cerca il like ma la nota giusta.

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