Eda Kulja Tour

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Eda Kulja Tour nasce dall'idea di valorizzare e far conoscere il patrimonio culturale del territorio

Photos from Eda Kulja Tour's post 13/12/2019

MATTEO TAFURI


Nasce a Soleto nel 1492 ( muore sempre a Soleto nel 1585 circa ), discendente da un’antica famiglia “grika” del Salento.
Trascorre i primi anni della sua vita tra Soleto e Zollino, dove, ha l’ opportunità di studiare alla scuola di Sergio Stiso, dove apprende le lettere latine e quelle greche. Come molti intellettuali della sua epoca, affina gli studi a Napoli, ove apprende matematica e medicina, magia naturale, astrologia e fisiognomonia, sia celeste che umana.
Questa sua esperienza di studi sarà cruciale per lo sviluppo del suo pensiero e della sua filosofia e , lo legherà agli ambiente culturali dell’epoca in tutta Italia.
Nell’ambiente partenopeo, egli da prova del suo grande acume e ingegno, riscuotendo sin da giovane fama e successo, tanto da indurlo, anche sotto consiglio dei suoi maestri napoletani, a viaggi dediti al sapere che da allora in poi caratterizzeranno la sua lunga vita, e lo porteranno in Inghilterra, Spagna, Francia e altri luoghi in Europa.
Dopo questi suoi pellegrinaggi, si ferma a Padova, dove approfondisce le filosofie dell’aristotelismo e dell’averroismo.
Intorno al 1525 si trasferisce a Venezia, in un ambiente vivo e stimolante, dove incontra altri esponenti della cultura Salentina, come Marcantonio Zimara e Girolamo Balduino.
Questo periodo è per il Tafuri molto proficuo, entra nel cenacolo dei dotti della Serenissima e riveste anche alcune cariche pubbliche, e cosa più importante, grazie alle sue conoscenze, riesce a recarsi in Inghilterra al seguito dell’ambasciatore Lorenzo Orio.
Sempre a Venezia, prima del suo viaggio in Inghilterra, nasce la contesa con l’astrologo Luca Gaurico ( cui Tafuri ai tempi di Napoli dedica una breve sezione del suo Tractato Astrologicus ) culminante con la “sfida “ di profezie, che vede il Gaurico prevedere la sconfitta Francese nella guerra contro gli Spagnoli, al contrario del Tafuri.
A causa della sua errata previsione, il Tafuri si vide costretto a lasciare Venezia e tutti i suoi titoli li conseguiti.
In Inghilterra le cose non andavano meglio, a causa di un’altra sua previsione errata sulla morte di Carlo V che non si verificò, l’episodio infastidì la regina d’Inghilterra Caterina d’Aragona che decise di cacciare l’astrologo, il Tafuri si vide costretto a dirigersi verso l’Irlanda, dove venne processato dalla Santa Inquisizione per aver praticato la Magia, fù subito scarcerato grazie all’intervento dello stesso pontefice.
Da quel momento in poi la sua vita sarà gravata spesso da problemi economici, anche se egli non rinuncerà agli studi e ad alcuni viaggi, come quello a Parigi, dove alla Sorbona, prenderà il dottorato in filosofia e medicina, di cui si pregerà per tutta la vita, come Doctor Parisiensis.
Dopo il 1550 ormai stanco e sempre più povero, rientra in Puglia, dove a causa di un sospetto di eresia dovrà nuovamente partire per Roma e subire nel 1569-70 un processo per eresia, che gli costerà un breve soggiorno nelle carceri dell’Inquisizione.
Al suo rientro a Soleto oramai anziano e rassegnato ( nonostante tutti lo reputino un grande filosofo e astrologo ) si ritira dalla vita mondana e dalle dispute astrologiche e filosofiche, vestendosi come un filosofo greco e orgoglioso di se stesso, tanto da far incidere sulla finestre della casa ( ancora oggi visibile ) la scritta “ Humile so et umiltà me basta, drago diventarò se alcun me tasta”.
Alcuni lo videro con sospetto, altri come un innovatore che interpretò la teologia cristiana, dal punto di vista di un laico, ammettendo la validità delle scienze naturali e disprezzando le dispute teologiche fini a se stesse, e che non erano più in grado di spiegare i misteri dell’anima umana e appagarne i desideri.

Photos from Eda Kulja Tour's post 11/10/2019

CHIESA DI SANT’ ANTONIO DA PADOVA DETTA DELLA PIAZZA


La chiesa si trova in via dell’Acaya, noto architetto, il cui nome è legato alla risistemazione delle fortificazioni della città di Lecce e del suo castello, oltre che allo splendido borgo fortificato di Acaya.
Nel 1548 Giangiacomo promosse la costruzione della chiesa affidandola ai Padri Osservanti.
I lavoro, iniziati dopo la donazione, durarono sino al 1589, e videro impegnata la migliore manovalanza locale dell’epoca, alla cui guida c’era Gabriele Riccardi, architetto e scultore, simbolo dell’arte barocca a Lecce ( a lui si deve il disegno della pianta e della facciata della Basilica di Santa Croce ) e nel Salento.
La chiesa si presentava a pianta unica, con il tetto ligneo, aveva il portale principale rivolto verso occidente e l’altare maggiore ubicato a oriente.
Il portale d’ ingresso era costituito da due coppie di colonne scanalate, sormontate da scenografici capitelli che sosteneva un elegante trabeazione di gusto rinascimentale , sula quale si legge in latino “ deipare divoq (ue) Antonio/Ferdinan(dus) Caracciulus Aerolae Dux / ostium ornavit MDL # # ” tradotta – in onore di Sant’Antonio Ferdinando Caracciolo Duca di Airola realizzò il Portale nel 1585.
Durante il XVIII secolo i frati decisero di ingrandire la ca****la originaria affidando i lavori al religioso C.Regina . Fù in questa occasione che murarono l’ingresso principale in via dell’Acaya ( riportato alla luce in un recente restauro ) , spostando l’accesso in via Maremonte.
All’interno della chiesa originaria trovava posto anche un altare proveniente dalla ca****la privata del Palazzo della famiglia di Giangiacomo dell’Acaya, ai cui componenti era riservato il diritto di patronato sul tempio.
Nel 1824 la chiesa fù affidata alla confraternita di San Giuseppe (ciò indusse la cittadinanza a indicare la chiesa come quella di San Giuseppe, dimenticando nel tempo, l’originaria consacrazione a Sant’Antonio da Padova ).
Da notare per i visitatori, una stupenda opera, quella del coro ligneo del ‘500, alle spalle dell’altare maggiore, situato al centro del presbitero.
Il coro si articola in due ordini di stalli. Nella parte superiore sono scolpite le statue dei santi, nella parte inferiore sono scolpite figure allegoriche, come il grifone, l’aquila e la sfinge.
Queste figure servivano per far conoscere la vita dei santi e dei martiri a tutti i fedeli, anche quelli non colti i quali, non riuscendo a leggere , apprendevano per immagini i contenuti e la storia dei protagonisti della Chiesa.

Fonti: La chiesa di Sant’Antonio da Padova detta della Piazzetta o chiesa di San Giuseppe, Valerio Terragno

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