Studio Aliotta

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STUDIO ALIOTTA
COMPOSIZIONE DELLA CRISI FAMILIARE
MEDIAZIONE E COORDINAZIONE GENITORIALE
Vicepresidente Centro Studi Familia
Associato A.N.F.I.- Ass.

Photos from Studio Aliotta's post 20/02/2026

Quando la verità degli atti va difesa anche in TV – “Dentro la Notizia” (19 febbraio 2026)

Nella puntata del 19 febbraio 2026 di Dentro la Notizia (Canale 5), il nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi, è intervenuto per riportare il dibattito al centro di ciò che conta davvero: i fatti, gli atti e la verità giuridica.
Senza letture “a tesi” che rischiano di trasformare una iniziativa di tutela in un processo mediatico.
Da troppo tempo, infatti, la vicenda viene raccontata come se Evelina Sgarbi fosse “la figlia che non vuole bene al padre”.
Ma si tratta di un’impostazione fuorviante.
L’iniziativa giudiziaria è stata ed è assunta nell’interesse del padre, Vittorio Sgarbi, perché mira a garantirgli protezione rispetto a possibili condizionamenti, estromissioni o decisioni che non siano frutto di una volontà davvero libera, tanto nella sfera personale quanto nelle scelte patrimoniali e professionali.
Vi è, inoltre, un dato che non può essere ignorato.
Nonostante la pendenza del procedimento e la centralità della documentazione sanitaria ai fini dell’accertamento, la documentazione clinica non risulta, allo stato, nella disponibilità della parte istante e dei consulenti/periti di parte indicati dalla difesa di Evelina.
Una circostanza che alimenta una preoccupazione concreta e comprensibile per la salute del padre e incide sulla stessa possibilità di un contraddittorio pieno.
Anche per questo, oggi, non basta difendere la verità nelle aule di giustizia: spesso occorre difenderla anche davanti all’opinione pubblica, quando il racconto dei fatti viene piegato da commenti e ricostruzioni che non risultano aderenti agli atti.
Un ringraziamento, dunque, al nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi, per aver sostenuto con rigore e coraggio, davanti alle telecamere, la verità giudiziaria e il senso autentico di una tutela: proteggere la persona prima di qualsiasi narrazione.
Salvatore Aliotta Tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
www.centrostudifamilia.it

10/02/2026

Perché i figli vengono collocati (quasi sempre) presso la mamma? Proviamo a fare chiarezza.
È una delle domande che viene posta più spesso:
“Ma è vero che i figli vengono sempre collocati con la madre?”
La risposta corretta è: non sempre, ma molto spesso sì.
E non per un automatismo ideologico o per un presunto “favore” alla madre.
Il punto centrale è uno soltanto: l’interesse superiore del minore.
Nella prassi giudiziaria, il tribunale, prima di tutto, cerca di non stravolgere le abitudini di vita del bambino.
Ancora oggi, nella maggioranza dei casi, è la madre ad occuparsi in via prevalente dei figli:
– è lei che più spesso rinuncia a una carriera piena,
– accetta un part-time,
– organizza la propria vita lavorativa intorno ai tempi e ai bisogni dei figli.
Un esempio molto semplice e concreto: siete mai stati a un colloquio scolastico?
Nella stragrande maggioranza dei casi, in aula ci sono le madri.
Questo spiega perché, sul piano statistico, il collocamento prevalente avvenga presso la mamma.
Ma attenzione: il collocamento non è un premio al genitore “più meritevole”.
È una scelta tecnica e giuridica che il giudice compie nell’esclusivo interesse del minore.
Esistono padri estremamente accudenti, presenti e organizzati, ed è giusto sottolinearlo.
Tuttavia, nei procedimenti giudiziari, rappresentano ancora una minoranza.
Un altro aspetto fondamentale: dai 12 anni in poi (e anche prima, se il minore è ritenuto maturo e capace di discernimento), il figlio viene ascoltato dal giudice.
La sua volontà viene valutata con grande attenzione e, se espressa in modo libero e genuino, può incidere in maniera decisiva.
Se un ragazzo dichiara di voler vivere con il padre, quella scelta può essere accolta.
Dall’esperienza professionale emerge, inoltre, che molti padri, in sede di separazione o divorzio, non richiedono il collocamento dei figli, soprattutto per ragioni lavorative e organizzative.
Detto questo, è fondamentale ricordare un punto: anche quando il figlio è collocato prevalentemente presso un genitore (spesso la madre), il bambino ha diritto a mantenere un rapporto stabile, continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori. Questo è il cuore del principio di bigenitorialità.
Essere il genitore “non collocatario” non significa essere un genitore di serie B, né dover vivere ai margini della vita del proprio figlio.
Al contrario, nella maggior parte dei provvedimenti il giudice cerca di garantire:
– tempi di frequentazione significativi,
– una presenza costante nella quotidianità (compiti, attività sportive, visite mediche, colloqui scolastici),
– il coinvolgimento nelle decisioni importanti che riguardano il minore.
Per questo è essenziale che il genitore non collocatario:
– continui a rendersi disponibile,
– partecipi agli impegni scolastici ed extrascolastici,
– mantenga, per quanto possibile, un dialogo collaborativo con l’altro genitore,
– non rinunci al proprio ruolo educativo.
La bigenitorialità non è solo una formula giuridica: è la possibilità per il figlio di percepire entrambe le figure genitoriali come presenti, affidabili e coinvolte, anche se non vive con loro nella stessa misura di tempo.
In altre parole, non è il “collocamento” a definire quanto si è genitori, ma la qualità e la continuità della presenza nella vita del proprio figlio.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia

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