Mummy Project Research
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25/02/2026
Ieri vi abbiamo raccontato della scoperta della tomba dell’architetto Kha e di sua moglie Merit e oggi vogliamo mostrarvi l’incredibile ed affascinante sfilata dei reperti che vengono trasportati fuori dalla tomba a soli tre giorni dal suo ritrovamento.
Fotografia di Francesco Ballerini - Archivio fot. Museo Egizio di Torino
𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊
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24/02/2026
Il 15 febbraio 1906, l’archeologo italiano Ernesto Schiaparelli fece una scoperta straordinaria nella necropoli del villaggio di Deir el-Medina, a Tebe: la tomba di Kha e Merit, oggi nota come TT8 (Theban Tomb 8).
Un evento rarissimo. La tomba era quasi completamente intatta.
Ma Chi era Kha? Capo architetto dei lavori della Necropoli di Tebe, servì sotto i faraoni Amenhotep II, Thutmosis IV e Amenhotep III. Un uomo di altissimo rango tecnico e amministrativo, parte di quella élite specializzata che viveva a Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani delle tombe reali.
Accanto a lui, la moglie Merit, figura di prestigio e compagna di vita, sepolta con la stessa cura e ricchezza.
Non solo un corredo funerario, ma una fotografia della vita quotidiana di una coppia dell’élite del Nuovo Regno. A differenza di molte sepolture saccheggiate nell’antichità, la TT8 ci ha restituito un patrimonio unico, capace di raccontare non solo la morte, ma la vita, il lavoro, l’intimità domestica.
Oggi questi straordinari reperti sono conservati al Museo Egizio di Torino, dove un nuovo allestimento – inaugurato il 4 dicembre 2025 – ne valorizza ancora di più la storia e il contesto.
La tomba di Kha e Merit resta una delle più importanti scoperte archeologiche italiane in Egitto.
Una storia di scienza, intuizione e rispetto che continua a emozionarci, più di un secolo dopo.
𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊
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Le foto d'epoca sono di Francesco Ballerini - Archivio fot. Museo Egizio di Torino
12/02/2026
Nel cuore del British Museum si trova una delle sculture più toccanti dell’antico Egitto: la statua doppia EA36, che raffigura Horemheb e la sua sposa Amenia.
Seduti fianco a fianco su un trono con zampe leonine, indossano lunghe tuniche plissettate e parrucche della tarda XVIII dinastia. Lui porta i sandali; lei, con un gesto di straordinaria tenerezza, stringe con entrambe le mani la sinistra del marito. Un dettaglio raro, quasi intimo, che rompe la solennità ufficiale e ci restituisce una coppia vera, unita da un legame profondo.
La statua, in calcare (h. 130 cm), fu trovata a Saqqara e acquistata dal museo nel 1839 dalla collezione di Giovanni Anastasi. Per oltre un secolo, però, l’identità della coppia rimase incerta. La svolta arrivò nel 1976, quando nella tomba che Horemheb aveva fatto costruire a Saqqara – prima di diventare faraone – fu rinvenuto un frammento con tre mani intrecciate. Nel 2009 un calco dimostrò che combaciava perfettamente con le mani della statua: la prova definitiva.
Horemheb, ultimo faraone della XVIII dinastia (1319–1292 a.C.), fu generale sotto Tutankhamon e Ay e riportò stabilità dopo la rivoluzione religiosa di Akhenaton. Uomo di potere e restauratore dell’ordine, ma qui rappresentato in una dimensione privata, sorprendentemente umana.
Di Amenia, “colei che è nascosta”, sappiamo pochissimo. Probabilmente morì prima che il marito salisse al trono e non divenne mai regina. Eppure Horemheb volle che la sua immagine fosse accanto alla propria nella tomba di Saqqara: una scelta che parla di affetto, memoria e desiderio di eternità condivisa.
E quelle mani, scolpite nella pietra più di tremila anni fa, continuano ancora oggi a parlarci d’amore.
𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
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