Massimo Tonci

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Massimo Tonci
Business Coach

24/06/2026

Una sanatoria che cancellava fino al 95% dell’IVA contestata.

Migliaia di imprenditori ci hanno creduto.
Hanno compilato i moduli, firmato e hanno pagato le somme.
Tre anni dopo scoprono che quella firma non vale niente.

➡️ Facciamo un passo indietro al 2023.

Lo Stato italiano propone un condono sulle liti IVA: chiudi il contenzioso, paghi una parte di quello che ti viene contestato (in certi casi appena il 5%, con uno sconto fino al 95% più sanzioni e interessi) e la questione è chiusa.
Per tanti imprenditori, dopo anni di carte bollate e avvocati, sembra finalmente una via d’uscita.
Pagano e tirano un respiro.

➡️ L’11 giugno di quest’anno arriva la doccia fredda.

L’Avvocato generale della Corte di giustizia europea ha stabilito che quel condono è 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞.
Motivo: l’IVA non è una tassa qualsiasi, è un tributo armonizzato a livello europeo, e nessuno Stato può decidere di rinunciarci regalandola ai contribuenti.
Se la Corte conferma, e la giurisprudenza dice che lo farà quasi di sicuro, quel condono diventa carta straccia.
L’Agenzia delle Entrate potrà tornare dai contribuenti che avevano aderito e accertare di nuovo l’IVA.
Tutta.

𝗤𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗵𝗮𝗶 𝗽𝗮𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲𝗿𝗲, 𝗲 𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗶 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗿𝗶𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼.

Ora, qui la storia sembra la solita: l’imprenditore in trincea, lo Stato che cambia le regole, tutti contro chi produce.
E in parte è così.
Ma c’è un dettaglio che rende la faccenda peggiore, e merita di essere detto chiaro.

𝗡𝗢𝗡 𝗘' 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗩𝗢𝗟𝗧𝗔. 𝗘' 𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗥𝗭𝗔!

La Corte europea aveva già bocciato i condoni IVA italiani due volte, nel 2008, sulle sanatorie del 2002 e del 2003.
Era già tutto scritto, nero su bianco, da quasi vent’anni: sull’IVA non si fanno condoni, perché quei soldi non sono solo italiani, sono in parte risorse europee, e lo Stato non ha il potere di regalarli.
Lo sapevano.

➡️ Lo sapevano benissimo quando hanno scritto la norma del 2023.

E l’hanno scritta lo stesso.

Ecco dov’è il punto che fa più rabbia.
Non sei stato tu a sbagliare.
Tu ti sei fidato di una promessa fatta dallo Stato, con tanto di legge, numeri, moduli e scadenze.
Ti sei comportato esattamente come ti veniva chiesto di fare.
Il problema è che chi quella promessa te l’ha fatta sapeva già, in partenza, di non poterla mantenere.

➡️ Ha incassato la tua adesione e il tuo pagamento, e ha lasciato che fosse l’Europa, qualche anno dopo, a presentarti il conto.

C’è una parola per il rapporto tra un cittadino e uno Stato che fa le regole: si chiama legittimo affidamento.

Vuol dire che se lo Stato ti dice di fare una cosa, tu ti puoi fidare.
È uno dei princìpi su cui si regge il patto tra chi governa e chi produce.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘃𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗰𝗵é 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝘂𝗲 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶, 𝗻𝗼𝗻 è 𝗽𝗶ù 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼.

❗️È un’esca.

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