Avv. Angelo Raffaele Musicco

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Avvocato esperto in diritto del lavoro, diritto penale e di famiglia a Milano

15/03/2026
09/02/2026

Ora però lo possiamo dire. Anzi, lo dobbiamo dire.
In supplenza di chi non l’ha detto e neppure mostrato.

Quei tre minuti di esibizione di Ghali Amdouni detto Ghali - citiamo anche il cognome, non solo il nome - che “canta” Gianni Rodari assieme a un corpo di ballo di giovani e giovanissimi, sono stati per distacco il momento culturalmente, artisticamente, emotivamente più alto della serata inaugurale delle Olimpiadi.

E Ghali è stato, al solito, perfetto nel dare voce con garbo e raro trasporto emotivo a quel gioiellino senza tempo - ma clamorosamente attuale - che è “Promemoria” di Gianni Rodari.

Facendo un passo di lato rispetto all’autore, riuscendo nell’intento di farsi testimone del messaggio senza diventare lui il messaggio, restituendo intatta e incarnando la saggezza dell’infanzia.

Non avrà espresso il suo pensiero, censurato prima ancora che potesse esibirsi.

Non lo avremo nemmeno visto in faccia, oscurato dalla regia.

Non l’avremo neppure sentito nominare.

Ma ieri, a chi era allo stadio, e pure a chi era davanti a uno schermo, Ghali ha ricordato perché è uno dei giovani artisti più colti e credibili che abbiamo e perché la sua presenza lì, ieri, alla serata inaugurale, non era solo artisticamente giustificata ma assolutamente NECESSARIA.

Con buona pace dell’intera Telemeloni.

Ecco, l’ho detto.

05/02/2026

"A tutti. Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l'Inno d'Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all'ultimo era di troppo. So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro."

Queste le parole di Ghali poco fa, su Instagram, sulla sua esibizione domani alla serata inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Invitare un artista e poi censurarlo è l'emblema dell'ipocrisia. Ti vogliono quando fai comodo, quando sei la faccia "diversa" da mostrare per inclusione, ma solo se stai zitto, solo se la tua lingua madre diventa invisibile, solo se il tuo pensiero non disturba il teatrino organizzato.

Ghali ha detto una verità scomoda: si può essere italiani e insieme portare con sé altre lingue, altre radici, altre prospettive. E questo non dovrebbe mai essere "di troppo". L'Italia è anche questo. L'Italia è anche lui.

La pace non si può dire solo in certe lingue. E un Paese che ha paura delle parole è un Paese che ha paura della libertà.

Solidarietà piena, Ghali.

Avvocato Angelo Raffaele Musicco - I miei affari 26/01/2026

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