Prospettiva Operaia

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Prospettiva Operaia è un collettivo animato da militanti che condividono le tesi del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale.

28/11/2022

🔴 A 100 ANNI DALLA MARCIA SU ROMA: LA NASCITA DEL FASCISMO (III) 🔴

Di El Be

◼ Terza parte: l’ascesa del fascismo e la strategia della sinistra

La sconfitta della rivoluzione italiana nel settembre 1920 aprì un periodo di arretramento generalizzato del movimento operaio. Questo processo, in realtà, si inseriva in un periodo di riflusso internazionale inaugurato dalla sconfitta della rivoluzione tedesca. Allo stesso tempo, la repubblica socialista ungherese fu sconfitta. Il fallimento della Seconda Internazionale pose la necessità di costruire nuovi partiti operai dalle rovine della socialdemocrazia.

▪️Il fascismo e la borghesia

Durante il Biennio Rosso italiano, contemporaneamente alla nascita di numerosi comitati e unioni operaie, iniziò anche un processo di formazione di associazioni borghesi. Nel 1919, la presidenza della Confindustria fu assunta da Giovanni Pirelli (fondatore dell’azienda che porta il suo cognome) il quale ne trasferì la sede a Roma per porsi al centro della scena politica.

Il fascismo era ben lungi dall’avere il sostegno unanime della borghesia. Una parte della borghesia era favorevole a un governo del PSI, stile Repubblica di Weimar in Germania, come mezzo per contenere le lotte operaie. È il caso di Camillo Olivetti (fondatore dell’omonima azienda), che era addirittura iscritto al PSI e aveva un rapporto personale con Turati. Il PSI era un vero e proprio partito di massa e la sua leadership riformista aveva dato ampia prova di essere addomesticata dal regime politico.

Dopo le occupazioni delle fabbriche, il movimento di Mussolini cominciò a suscitare maggiore simpatia in alcuni settori borghesi che sentivano di aver perso il controllo dei mezzi di produzione. I contributi finanziari della borghesia al fascismo cominciarono ad aumentare progressivamente. L’obiettivo della borghesia non era quello di portare Mussolini al potere, ma piuttosto di usare le sue squadracce contro i lavoratori nei conflitti operai, per poi sbarazzarsene.

I padroni assoldavano la “protezione” dei loro impianti. Ma avevano comunque grandi riserve nei confronti del fascismo. A volte le richieste di denaro per la “protezione” erano veri e propri ricatti da parte delle bande fasciste.

D’altra parte, a differenza del PSI e del Partito Popolare Cattolico, il fascismo non era un movimento di massa e non era inserito nel movimento sindacale. Le bande armate erano utili per le azioni antioperaie in un determinato settore, ma non erano sufficienti per sottomettere l’intero potente proletariato italiano. Inoltre, la soluzione dei conflitti attraverso l’azione violenta dei fascisti creava seri ostacoli al normale svolgimento della produzione e della circolazione dei beni.

All’interno del fascismo, Mussolini promosse una linea che presentava il suo come un partito dell’ordine e non del caos, come si pensava che fosse. Iniziò ad aprire un dialogo con il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e lo sostenne nel Trattato di Rapallo, con il quale i nazionalisti più estremisti erano in disaccordo. Nel 1921 firmò il patto di pacificazione con il PSI, promettendo di fermare l’escalation di violenza, ma fu ripudiato dai suoi stessi sostenitori e il patto fu rotto.

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