Giulia Franco
Sogno in grande per aiutare a sognare in grande. Amo aiutare chi vive accanto alla disabilità a ripartire. Gruppi per sibling. Gruppi di formazione per psicologi.
26/10/2025
Mi ha sempre fatto riflettere come sia possibile che alcune persone che vivono molto vicino alla mort€ abbiano una grande determinazione a vivere. Lottano, combattono, mentre soffrono tremendamente sanno godere della semplicità che ti offre la vita amandola con tutte le forze.
Mio fratello Giacomo senza dubbio, come altri, nel loro corpo imperfetto e gracile ma con la forza di leoni.
E poi ci sono altre persone che
sentono profondo quel mal di vivere, di cui anche io penso di far parte. Salute e opportunità. Eppure in perenne battaglia con se stessi. Con il vuoto dentro. Alla ricerca sempre di qualcosa e di quello che manca. Fino a quando la disperazione e l’affanno interiore possono portare qualcuno anche alla voglia di morir€. A tanti anche solo a pensarlo.
Mio fratello non è mai stato alla ricerca continua di quello che non ha.
Giacomo è sempre stato libero.
Nella sua vita ha accolto la cultura del “senza”, non da un punto di vista punitivo o di privazione, ma di accettazione e amore per quello che semplicemente è stato.
Quante volte io cedo invece nella mentalità dell’addizione, del volere quello che non ho, quello che vorrei colmasse un po’ di quel senso di vuoto che a volte si fa insostenibile e che mi renderebbe disposta a tutto pur di non sentirlo.
Lui mi ha insegnato inconsapevolmente quanto la sottrazione faccia emergere con naturalezza e spontaneità l’essenziale, il semplice, l’autentico, il vero, il valore del silenzio, il tempo lento, l’amore.
La vita con lui mi ha portato a riuscire anche sentirmi meno imprigionata da quel pozzo fondo e vuoto.
Lui ha saputo darmi la forza per non smettere di tenere gli occhi aperti, guardare in alto e intravedere la luce.
Lui mi ha reso libera.
03/11/2024
La prima volta in cimitero insieme non avevamo ancora compiuto quattordici anni.
Tu con il volto dall’apparente inespressione, trattenevi un dolore più grande di te.
Mi fecero leggere. Forse perché già al tempo non avevo troppa paura di andare vicino al dolore, forse perché tutti sapevano della nostra amicizia nata tra i banchi della scuola media.
Possa la tua mamma vegliarti anche da lontano.
Non ho mai dimenticato l’intensità di quel momento e di quelle parole, scelte con gli altri compagni.
Escono dalla mia voce strozzata e amplificata dal microfono, che rimbombava in tutta la chiesa.
Ed eccoci ancora qui, persi e ritrovati milioni di volte tra risate infinite, incomprensioni, litigi, silenzi, abbracci.
Oggi qualche minuto in cimitero da mio fratello Giacomo. Una tua carezza sulla sua fotografia.
Due passi sotto il sole autunnale sdrammatizzando il nostro destino per certi aspetti così diverso e per altri così simile da farci sentire vicini.
Alle volte non serve fare nulla di speciale in queste circostanze.
A me basta solo stare insieme con autenticità e semplicità perché la sofferenza si possa trasformare in calore.
A te, che da sempre mi capisci da come dico pronto al telefono.
A te, che ti brillano gli occhi quando sei orgoglioso di quello che sono.
A te che accetti anche il peggio di me con la nostra amicizia così imperfetta e allo stesso tempo così vera.
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