Studio chiropratico Rezza

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Headaches from the back of your neck? Stop stretching and start balancing the system!

Many people try to stretch the splenius capitis when it gets tight and triggers headaches.
But research suggests the muscles on the opposite side of the neck are often weak — creating an imbalance.

💡 What’s happening?
The muscles in the front of the neck pull the head forward, while muscles like the splenius capitis pull it backward.
When the front muscles can’t do their job, the muscles in the back win the tug of war, pulling the head into positions that increase neck tension and headache symptoms.

🔥 Why this matters
The goal isn’t to strengthen one side and ignore the other.
In real life, the muscles on both sides of the neck must work together, turning on and off at the right time to control movement without compressing sensitive structures.

🛠️ Neck balancing superset

1.) Splenius capitis strengthening
Perform neck extension against resistance. As you lift, the muscles on the front of the neck receive a stretch.

2.) Deep neck flexor strengthening
Place the band on the front of your head and look forward/down into the resistance. This strengthens the deep neck flexors while allowing the splenius capitis to relax.

3.) Alternate the exercises
Move directly from one exercise to the other to train both sides of the neck as a coordinated system.

Supersets help restore balance, improve muscle timing, and reduce the tension patterns that often contribute to headaches.

#headache #neckpain #mobility #physicaltherapy #posture painrelief dizziness 01/07/2026

Headaches from the back of your neck? Stop stretching and start balancing the system! Many people try to stretch the splenius capitis when it gets tight and triggers headaches. But research suggests the muscles on the opposite side of the neck are often weak — creating an imbalance. 💡 What’s happening? The muscles in the front of the neck pull the head forward, while muscles like the splenius capitis pull it backward. When the front muscles can’t do their job, the muscles in the back win the tug of war, pulling the head into positions that increase neck tension and headache symptoms. 🔥 Why this matters The goal isn’t to strengthen one side and ignore the other. In real life, the muscles on both sides of the neck must work together, turning on and off at the right time to control movement without compressing sensitive structures. 🛠️ Neck balancing superset 1.) Splenius capitis strengthening Perform neck extension against resistance. As you lift, the muscles on the front of the neck receive a stretch. 2.) Deep neck flexor strengthening Place the band on the front of your head and look forward/down into the resistance. This strengthens the deep neck flexors while allowing the splenius capitis to relax. 3.) Alternate the exercises Move directly from one exercise to the other to train both sides of the neck as a coordinated system. Supersets help restore balance, improve muscle timing, and reduce the tension patterns that often contribute to headaches. #headache #neckpain #mobility #physicaltherapy #posture painrelief dizziness

17/05/2026

L'allenamento che regola il cortisolo (meglio di qualunque tecnica di "biohacking")

Se ti interessi di salute (come in realtà dovrebbero fare tutti) e se ti capita di sentire che il tuo corpo è un po' troppo sotto stress (come è MOLTO facile che succeda oggigiorno), allora potresti aver conosciuto il CORTISOLO, il famigerato ormone dello stress 🔍

Il cortisolo si è guadagnato una certa fama (in negativo) come responsabile di una serie di sintomi, perché si fa l'equazione:

* sono sotto stress
* mi si alza il cortisolo
* il cortisolo alto provoca sintomi

In realtà non è esattamente così, anche se in linea di massima è vero.

Se il cortisolo non è regolato bene puoi avvertire stanchezza eccessiva, tensioni muscolari diffuse, gonfiori e anche difficoltà nel gestire il peso corporeo.

Ecco perché l'allenamento di cui ti parlerò in questo post è così importante.

PRIMA PERÒ FACCIAMO CHIAREZZA SUL CORTISOLO

Quasi tutto quello che leggi online sul cortisolo è impreciso, e te lo dico subito perché senza questa premessa il resto del discorso non ha senso.

Il cortisolo non è "il nemico". Anzi, è un ormone fondamentale: ti sveglia al mattino con un picco fisiologico (si chiama Cortisol Awakening Response), ti dà l'energia per affrontare la giornata, regola il metabolismo, modula il sistema immunitario. Senza cortisolo non ti alzeresti dal letto. Letteralmente.

E qui c'è la cosa che sorprende molte persone: il "cortisolo alto" patologico, quello vero, è rarissimo. È una condizione medica precisa (sindrome di Cushing) che richiede una diagnosi specifica e che non riguarda quasi nessuno di quelli che si lamentano del cortisolo nel linguaggio comune.

Quello che capita alla maggior parte delle persone è una cosa diversa, e molto più subdola 😠

IL VERO PROBLEMA NON È L'ALTEZZA, È LA PERSISTENZA

Il cortisolo, in un corpo che funziona bene, ha un ritmo preciso: alto al mattino per attivarti, scende progressivamente durante il giorno, è basso la sera per permetterti di rilassarti, tocca il minimo nella notte profonda, e poi risale verso il mattino successivo.

È una curva, una specie di onda che sale e scende ogni 24 ore.

Quello che succede in una persona sotto stress cronico, con muscoli tesi e tensione di fondo persistente, è che questa curva si appiattisce.

Il cortisolo non è "alto" nel senso patologico del termine. È semplicemente medio-alto tutto il giorno, e medio-alto anche la sera, quando dovrebbe essere basso.

Tradotto: non hai mai il picco vero al mattino che ti attiva bene, e non hai mai il calo serale che ti permette di recuperare davvero 🔗

Il risultato è quella sensazione che molte persone conoscono benissimo: "stanco ma sveglio". Stanco di giorno, perché non hai la spinta del picco mattutino. Sveglio la sera, perché il cortisolo non scende abbastanza da permetterti un riposo profondo.

E da qui derivano i sintomi che la gente attribuisce genericamente al "cortisolo alto": stanchezza che non passa neanche dopo aver dormito, tensione muscolare diffusa, gonfiori, difficoltà a perdere peso (soprattutto sulla pancia, perché il cortisolo persistente favorisce l'accumulo di grasso viscerale), sonno che non ristora.

Non è cortisolo alto. È cortisolo che non sa più spegnersi.

COSA TIENE ACCESO IL CORTISOLO

E adesso arriva il punto interessante.

Tu pensi che il cortisolo resti alto perché la tua vita è stressante, e quindi la soluzione sarebbe ridurre lo stress.

Sarebbe bello, ma è una soluzione che spesso non hai. Il lavoro è quello, le bollette sono quelle, i figli e i genitori e tutto il resto della giostra non si fermano.

Però c'è un'altra leva, ed è una leva che molte persone non si aspettano: i muscoli.

I tuoi muscoli mandano costantemente segnali al cervello attraverso una rete di sensori che si chiamano fusi neuromuscolari e organi tendinei del Golgi. Quando i muscoli sono rilassati ed elastici, mandano al cervello un messaggio di "tutto tranquillo, puoi rilassarti". Quando sono cronicamente contratti e tesi, mandano un messaggio di "allarme, qualcosa non va, resta in guardia".

E il cervello, davanti a un segnale di allarme persistente, fa quello che è programmato a fare: mantiene il cortisolo medio-alto, per tenere il corpo "pronto" a reagire.

Il corto circuito è proprio qui. Tu pensi di essere stressato per ragioni esterne, ma in molti casi il segnale di stress che il cervello riceve non viene dalla tua vita: viene dai tuoi muscoli che non si sono mai veramente rilassati.

I muscoli tesi diventano l'amplificatore biologico dello stress, anche quando lo stress originale è ormai passato 💪

PERCHÉ LO STRETCHING È UNO DEI REGOLATORI PIÙ POTENTI

E qui arriviamo all'allenamento di cui ti volevo parlare.

Negli ultimi anni sono usciti diversi studi interessanti sull'effetto dello stretching sul cortisolo, e i numeri sono notevoli: una singola sessione di stretching di circa 20 minuti può ridurre il cortisolo fino al 36%. Una sessione singola. Non un mese di pratica, una sessione.

Il meccanismo è esattamente quello di cui parlavamo prima. Quando allunghi un muscolo, i recettori di stiramento mandano al cervello un segnale di sicurezza che attiva il sistema nervoso parasimpatico (il sistema del "freno", il complementare opposto del simpatico che è quello dell'allarme). Il parasimpatico è regolato in gran parte dal nervo vago, che attraversa anche la zona del diaframma, ed è quello che dice al corpo "ok, puoi rallentare, puoi recuperare".

E quando il parasimpatico si attiva, il cortisolo scende.

Lo stretching non funziona perché "rilassa la mente". Funziona perché manda un segnale meccanico e diretto al sistema nervoso autonomo, e quel segnale ha un effetto biochimico misurabile.

C'è anche una cosa molto interessante che lo stretching fa e che altre forme di allenamento non fanno nello stesso modo.

L'allenamento intenso, quello in cui ti sfoghi, ha un effetto importante ma molto limitato nel tempo: alza il cortisolo durante la sessione (e fa bene, perché è uno stimolo adattativo) e poi lo abbassa nelle ore successive. Bello, utile, ma è un effetto "puntuale".

Lo stretching, se portato avanti con costanza, fa qualcosa di diverso: rieduca progressivamente i muscoli e il sistema nervoso a rimanere meno in tensione di base. Cambia il livello basale, non solo il livello del momento 🎯

In pratica: l'allenamento intenso ti dà un picco di benessere. Lo stretching ti riprogramma il termostato.

Perchè una cosa funzioni, la devi fare. E la devi fare in modo costante.

12/05/2026

CARTILAGINE del GINOCCHIO: se non fai questo, si consuma MOLTO di più (ecco come si nutre. Il QUADRICIPITE è la chiave di tutto)

Sembra una frase ad effetto, ma è pura fisiologia: la cartilagine del ginocchio, se non viene mossa, smette letteralmente di ricevere nutrimento.

Non è un'esagerazione e non è una metafora: è il modo in cui quel tessuto funziona, ed è molto diverso da come funziona tutto il resto del corpo.

🔬 UN TESSUTO CHE FUNZIONA AL CONTRARIO

Praticamente tutti i tessuti del corpo ricevono nutrimento dal sangue: le arterie portano ossigeno e nutrienti, le vene portano via le scorie, e il sistema funziona in automatico che tu ti muova o no.

La cartilagine no.

La cartilagine del ginocchio non ha vasi sanguigni, non ha capillari, non ha nulla che la colleghi direttamente al circolo sanguigno, ed è uno dei pochissimi tessuti del corpo che funziona così.

E allora come fa a nutrirsi, a rigenerarsi, a restare viva?

Attraverso il movimento, con un meccanismo che una volta capito non si dimentica più.

🧽 L'EFFETTO SPUGNA

Dentro il ginocchio c'è un liquido che si chiama liquido sinoviale, che contiene tutti i nutrienti di cui la cartilagine ha bisogno per vivere e ripararsi.

Quel liquido è lì, disponibile, ma non entra nella cartilagine da solo: ha bisogno che qualcuno lo "pompi" dentro.

E il meccanismo è esattamente quello di una spugna.

Quando carichi il ginocchio (fai un passo, pieghi la gamba, scendi una scala), la cartilagine viene compressa e il liquido "vecchio" viene spremuto fuori, portando via le scorie.

Quando scarichi il ginocchio (sollevi il piede, estendi la gamba, fai l'oscillazione del passo), la cartilagine si espande di nuovo e "aspira" il liquido fresco, pieno di nutrienti.

Compressione e rilascio, compressione e rilascio, ad ogni passo, ad ogni piegamento, ad ogni movimento: la cartilagine respira attraverso il movimento, e solo attraverso il movimento.

Se non ti muovi abbastanza, la spugna resta ferma: il liquido sinoviale è lì ma non entra nella cartilagine, i nutrienti non arrivano, le scorie non vengono portate via, e il tessuto lentamente si deteriora.

Ecco perché "sto fermo perché mi fa male il ginocchio" è spesso la cosa peggiore che puoi fare: stando fermo non stai proteggendo la cartilagine, la stai affamando.

🦵 PERCHÉ IL QUADRICIPITE DECIDE IL DESTINO DELLA CARTILAGINE

Ora, il fatto che la cartilagine abbia bisogno di movimento per nutrirsi è solo metà della storia, e qui arriva il pezzo che cambia la prospettiva.

Non basta muoversi: conta come ti muovi, e in particolare conta come il ginocchio viene guidato durante il movimento.

Il ginocchio non è un'articolazione che decide da sola come muoversi: viene guidato dai muscoli che lo circondano, e il muscolo che lo guida più di tutti gli altri è il quadricipite.

Il quadricipite tiene la rotula centrata nel suo binario, controlla la velocità e la direzione del piegamento, e determina come il peso del corpo viene distribuito sulla superficie della cartilagine ad ogni singolo passo.

Quando il quadricipite è forte ed equilibrato, il ginocchio viene guidato in modo pulito: il carico si distribuisce uniformemente sulla cartilagine, e tutta la superficie viene compressa e rilasciata in modo omogeneo.

Ogni parte della spugna riceve il suo nutrimento.

Quando il quadricipite è debole o squilibrato (e dopo anni di vita sedentaria lo è nella stragrande maggioranza delle persone), il ginocchio non viene più guidato in modo pulito: il carico si concentra su alcune zone della cartilagine e ne trascura altre.

È come un pneumatico montato su un'auto con la convergenza sbagliata: il battistrada non si consuma in modo uniforme, si consuma tutto da un lato mentre l'altro resta quasi intatto.

La cartilagine del ginocchio fa esattamente la stessa cosa: le zone sovraccaricate si deteriorano più velocemente, le zone scaricate non ricevono nemmeno la compressione minima necessaria per nutrirsi, e il risultato è un ginocchio che "scricchiola", che fa male in certi movimenti e non in altri, e che progressivamente peggiora.

Non perché "la cartilagine è vecchia" o "si è consumata con l'uso": perché il muscolo che doveva guidare l'articolazione non stava facendo il suo lavoro, e il carico è stato distribuito male per anni.

⚠️ LA PREMESSA ONESTA

Detto questo, è giusto essere chiari su un punto: non si può evitare al 100% che la cartilagine si usuri nel tempo, esattamente come non si può evitare che qualsiasi tessuto del corpo invecchi.

La genetica ha il suo ruolo, il tempo che passa ha il suo ruolo, e chi ti promette di "rigenerare la cartilagine con un semplice esercizio" ti sta raccontando una favola.

Ma tra "non posso evitare qualsiasi usura" e "lascio che il ginocchio si deteriori senza fare nulla" c'è un mondo enorme nel mezzo, e quel mondo è fatto di muscoli che funzionano bene e che permettono alla cartilagine di ricevere il miglior nutrimento possibile nelle migliori condizioni possibili.

La differenza tra un ginocchio che a 55 anni funziona ancora bene e uno che a 55 anni è un disastro spesso non è la genetica e non è la fortuna: è il quadricipite che negli ultimi 20 anni ha fatto il suo lavoro oppure no.

🔄 IL CIRCOLO VIZIOSO (E COME SI INVERTE)

Ed ecco il circolo vizioso che quasi tutti vivono senza rendersene conto.

Il quadricipite debole guida male il ginocchio, il carico si distribuisce in modo disomogeneo, la cartilagine in alcune zone si nutre poco e si deteriora, il ginocchio inizia a fare male, il dolore ti fa muovere meno, muovendoti meno il quadricipite si indebolisce ulteriormente, e il carico sul ginocchio peggiora ancora.

Meno muscolo, più usura, più dolore, ancora meno muscolo.

Molte persone entrano in questo circolo e lo interpretano come "il ginocchio peggiora con l'età, è normale", quando in realtà è il quadricipite che si sta spegnendo e la cartilagine che ne paga le conseguenze.

Ma il circolo si inverte, e quando si inverte i risultati sono spesso sorprendenti.

Quando il quadricipite viene rinforzato in modo progressivo e intelligente, la guida del ginocchio migliora, il carico si redistribuisce in modo più uniforme, la cartilagine viene compressa e rilasciata in modo omogeneo, il nutrimento arriva a tutta la superficie, e il ginocchio inizia a funzionare meglio.

Non perché la cartilagine "si è rigenerata" (non è così semplice), ma perché la cartilagine che c'è viene finalmente nutrita e utilizzata nel modo giusto, e spesso è molto più di quanto pensi 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato sul quadricipite e su tutta la muscolatura che protegge il ginocchio, puoi rivolgerti a noi.

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