Ohvale Rugby Blog
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17/03/2026
Record infranti, nuovi personaggi, coppe bruciate e spogliatoi troppo piccoli. Questo e molto altro nella review che trovate al link 👇
10 temi che rendono memorabile il Sei Nazioni 2026 Passata la sbornia di un mese e mezzo di rugby, ecco dieci motivi per cui questa edizione del Sei Nazioni resterà impressa nei libri di storia. 1) Tutti contro tutti Abbiamo visto 15 partite divertenti, piene di mete, giocate spettacolari e qualche svarione difensivo. È stato un Sei Nazioni promos
07/03/2026
La settimana di pausa del Sei Nazioni è servita a recuperare energie fisiche e mentali, ma anche ad aumentare le aspettative attorno agli Azzurri. Italia e Inghilterra arrivano al quarto turno con stati d’animo opposti: sono appaiate in classifica, ma vengono raccontate in modo molto diverso dai media. Gli uomini di Gonzalo Quesada stanno raccogliendo consensi da più parti, mentre quelli di Steve Borthwick devono ancora fare i conti con le dure critiche seguite alle sconfitte contro Scozia e Irlanda.
Dal punto di vista tecnico ci sarebbe molto da analizzare, ma il primo elemento da considerare è proprio la narrazione che si è costruita attorno a questa sfida. L’Inghilterra ha mostrato vulnerabilità evidenti e molte testate giornalistiche hanno sottolineato come quella di oggi possa essere la volta buona per vedere l’Italia ba***re gli inglesi.
È davvero tutto così lineare? Io andrei cauto. Prima di tutto perché l’Inghilterra non è diventata all’improvviso una squadra mediocre. Le mancano leadership e capacità di reazione nei momenti difficili, diversi giocatori chiave hanno reso al di sotto delle attese e i risultati sono la conseguenza diretta di questi fattori. Nonostante ciò, resta una squadra con punti di forza molto importanti, a partire dalla mischia chiusa. Proprio lì anche noi siamo tornati molto competitivi, ma la sfida di oggi pomeriggio rappresenta un vero stress test: Joe Hayes ed Ellis Genge sono stati tra i pochi a distinguersi anche nei momenti più complicati e, numeri alla mano, la mischia inglese è stata fin qui la migliore del Sei Nazioni, con il 28,6% di mischie vinte su introduzione avversaria.
Borthwick ha scelto di cambiare nove giocatori, rivoluzionando completamente la linea dei trequarti. Una scelta che può rivelarsi rischiosa, ma anche vincente, considerando che le capacità distributive di Seb Atkinson e l’opportunismo delle ali Cadan Murley e Tom Roebuck sono qualità venute meno nelle ultime due uscite. Quesada, invece, ritrova Brex, conferma la fiducia a Alessandro Garbisi e schiera un giocatore in forte progresso come Pani con la maglia numero 15. Al netto degli infortuni, l’Italia presenta una formazione solida e attraversa un buon momento sul piano della brillantezza fisica. Gli inglesi temono la nostra efficacia nel breakdown e la compattezza difensiva: tra i 14 giocatori che in questa edizione 2026 hanno messo a referto almeno sette placcaggi dominanti, la metà sono italiani, compresi tutti i primi tre. Lorenzo Cannone guida questa classifica con 10, seguito da Zuliani e Fischetti con 6.
Le statistiche raccontano molto, ma il rugby non è una scienza esatta e spesso le partite si decidono nei dettagli. L’Olimpico pieno e vestito d’azzurro rappresenta una spinta importante per l’Italia, così come il peso di tre sconfitte consecutive può diventare una motivazione fortissima per l’Inghilterra. La sensazione è che il divario tecnico si sia ridotto, anche se l’ottimismo che circonda il movimento non sempre tiene conto degli errori, a volte anche evidenti, che ci hanno impedito di raccogliere molto di più a Dublino e a Lille. E allora dove si può colpire la perfida Albione? Prima di tutto sul piano della ferocia agonistica. Quando gli inglesi non percepiscono una situazione di controllo, fanno più fatica a trovare soluzioni creative per tirarsi fuori dalle difficoltà. Anche la qualità delle manovre offensive sarà un fattore decisivo: entrambe le squadre amano allargare il gioco fino ai canali più esterni, pur senza riuscirci sempre con esecuzioni impeccabili. Non resta che accomodarsi in tribuna — o sul divano — e sostenere gli Azzurri in quella che potrebbe essere la migliore occasione di sempre per fare la storia.
22/02/2026
33 a 8 è un punteggio severo, ma non ci sono grandi critiche da muovere nei confronti degli Azzurri. La Francia che ci ha battuto a Lille si è dimostrata più brava di noi sotto ogni punto di vista.
La buona notizia è che non siamo schiantati, quella cattiva invece riguarda la classifica: strappare un punto di bonus era l'obiettivo che per lunghi tratti di gara sembrava raggiungibile e non lo abbiamo centrato.
Al netto di ciò, che altro possiamo imputare all'Italia? I Bleus sono la squadra più forte dell'emisfero nord, anche quando perdono il loro regista principale a poche ore dal match e si trovano costretti a schierare tre ali invece che due playmaker. In questo momento la macchina di Galthié gira alla perfezione: martellano con gli avanti, ricamano con i trequarti, finalizzano con la panchina.
A noi sono rimaste le briciole (non in termini d i quantità, ma di qualità del possesso) e comunque abbiamo provato a imabastire qualcosa di buono. Abbiamo fatto degli errori? Si certo. Chi non li commette quando è costretto a gestire pochi palloni, per di più dopo aver faticato ad arginare tale fisicità? Le rimesse laterali non hanno funzionato? Vero anche questo: semplicemente la Francia ci aveva studiato a fondo. Nel rugby di alto livello succede.
Lo spirito da trincea si è visto anche stavolta, la mischia chiusa continua a dare segnali incoraggianti e la capacità di rimanere dentro la partita è ormai assodata. Ha solo vinto la squadra migliore. Testa bassa e sotto con la preparazione dei prossimi 160 minuti, che visto l'andamento del torneo non sono affatto scontati.
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