X Regio Roma
X Regio, dal 1987 - Atelier specializzato nella confezione di paramenti sacri.
05/07/2026
Die 5 iulii
Tempus «per annum»
Dominica XIV
Confiteor tibi, Pater, Dómine cæli et terræ, quia abscondísti hæc a sapiéntibus et prudéntibus et revelasti ea parvulis.
Tóllite iugum meum super vos et díscite a me quia mitis sum et húmilis corde, et inveniétis réquiem animabus vestris.
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_ Deus, qui in Filii tui humilitate iacéntem mundum
erexísti, fidélibus tuis sanctam concéde lætítiam, ut, quos eripuísti a servitúte peccáti, gáudiis facias perfrui sempiternis. _
_ O Dio, che nell’umiltà del tuo Figlio hai risollevato il mondo decaduto, concedi ai tuoi fedeli una santa letizia: tu che li hai riscattati dalla schiavitù del peccato, concedi loro di saziarsi delle gioie eterne. _
Or. Coll.
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In foto:
_ “Discite a me, quia mitis sum et humilis corde” e altre raffigurazioni degli insegnamenti di Cristo ed evangelisti, pagine miniate dall’evangeliario di Ottone III, anno 1000 circa. München, Bayerische Staatsbibliothek.
_ X Regio: Baculo Pastorale in legno di frassino (fraxinus excelsior), legno di kewazingo (guibourtia demeusei) e argento dorato.
Formelle degli Evangelisti in argento titolo 925/1000, iconografia del Tetramorfo Evangelico tratta dall'ambone della Basilica Patriarcale di Sant'Eufemia di Grado.
Lavorazioni: riccio tratto ad intaglio a mano da matrice di cartelle in legno di kewazingo da mm. 2,5 incollate in controvena.
Modellatura del nodo e delle aste in tornio a cinque assi a controllo numerico. Finitura a triplice mano di cera d'api naturale.
Peso complessivo, grammi 1450. Altezza, millimetri 2049.
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01/07/2026
Mitra pretiosa del Cardinale Alberto di Jorio.
Opera di ricamo di manifattura romana risalente alla metà del secolo XX su lama tessuta su telaio manuale in pura seta e argento nella versione bianco oro. Apposizione di pietre preziose incastonate: 180 perle, 12 elementi di ametista, 8 di zircone, 8 di acquamarina, 2 di spinello, 2 di rubellite, 2 di tormalina e 2 di zaffiro verde.
La mitra fu affidata a Decima dall’attuale proprietario in vista di una sostituzione delle fodere e di un consolidamento dei piatti delle due valve, ormai snervate per la vetustà dei cartoni di struttura.
Viene pubblicata già oggi, prima delle opportune previste opere restaurative, dall’intenzione decimiana di deliziare i suoi seguitori nel fausto giorno che celebra ad un tempo le velleità lefebvriane e le idiosincrasie romane, con la consacrazione dei reverendi Schreiber, Goldade, Poinsinet de Sivry e Hanappier, eletti all’episcopato nella Fraternità Sacerdotale San Pio X.
L’ingresso nel corpus episcoporum di cui ci rallegriamo coincide anche con la loro esclusione dalla communio con il Vescovo di Roma.
Posto che la liceità anche in questo caso è ancillare, anziché indugiare nella malmostosa palude delle carte bollate, adorabile officio cui si adoperano volentieri teologi e liturgisti del post concilio ideologico, saggi consiglieri avrebbero potuto invece indurre il Pontefice a un gesto spettacolare di clamoroso assenso ai quattro proposti, eleggendoli egli stesso e attribuendo a ciascuno una sede in partibus.
L’immenso gesto di misericordia, innalzata la statura papale a quella dei grandi antecessori dell’evo mediano, e la tremenda responsabilità fatta gravare sul capo nei novelli infulati, avrebbero annichilito ogni capriccio della ridotta elvetica, accelerato lo spurgo degli elementi più ottusi, ottenuto il mandatum apostolicum, instaurato una concreta filiazione e una reale obbedienza in risposta agli interrogativi del rito sacramentale, indotto allo svelamento delle vere ragioni sottese negli intima cordium, posto tutta la Fraternità in una posizione vassalla, gestito il futuro di tutta la grottesca faccenda dalla cattedra di somma autorità posseduta e finalmente riconosciuta.
Ma così non sarà. Decima applica al caso specifico l’apoftegma famoso dei veneti che costantemente riserva amichevolmente ai suoi clienti: “se inutie spiegarghe e robe ai mussi: te perdi tempo e te infastidissi a bestia”.
E tutto ciò essendo patrimonio di universale e cattolica consapevolezza che questi quattro poveretti son molto meno eretici di tanti e tanti che vengono eletti normalmente all’episcopato nella Chiesa cattolica, o che col benestare di Roma vengono accettati in gremio communionis.
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Alberto di Jorio nacque il 18 luglio 1884 a Roma. Alunno nel Pontificio Seminario Romano, completò la sua formazione allo "Studium" della Sacra Rota Romana. Fu ordinato sacerdote nel 1908. Nel 1918 Benedetto XV lo chiamò a servizio dell'Istituto per le Opere di Religione: ne fu Segretario generale dell'Ufficio Amministrativo e in seguito Presidente fino al 1958. Fu nominato da Pio XI prelato domestico e quindi protonotario apostolico. Nel 1939 Pio XII lo nominò assistente dell'amministrazione della Santa Sede. Nel 1947 divenne vicario dell’arcibasilica lateranense, revisore generale della Camera apostolica, segretario del Sacro Collegio Cardinalizio; delegato per l'Amministrazione speciale della Santa Sede dal 1º aprile dello stesso anno. Fu segretario del conclave del 1958: all’apertura del conclave, il neo eletto Giovanni XXIII gli preconizzò la porpora ponendogli sul capo il proprio zucchetto cardinalizio, pratica desueta dall’elezione di Pio IX e ripresa soltanto nel 2013 da Francesco in favore di Lorenzo Baldisseri. Fu creato cardinale diacono nel concistoro del 15 dicembre 1958, ricevendo il titolo di Santa Pudenziana, degradato pro illa vice a diaconia. Divenne pro-governatore del Governatorato della Città del Vaticano e pro-presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Eletto finalmente arcivescovo titolare di Castra Nova il 5 aprile 1962, fu consacrato il 19 seguente dal Pontefice nell’arcibasilica lateranense. Partecipò al Concilio Vaticano II e al conclave che elesse Papa Paolo VI. Optò per l’ordine presbiterale e, dimessosi dagli incarichi, e perduto il diritto di partecipare al conclave, morì novantacinquenne il 5 settembre 1979, nella sua residenza romana, essendo il membro più anziano del Collegio cardinalizio. I funerali, presieduti da Giovanni Paolo II, si tennero nella basilica vaticana. Fu sepolto nella sua chiesa titolare.
29/06/2026
Die 29 iunii
SANCTORUM PETRI ET PAULI, APOSTOLORUM
Sollemnitas
Paulus cœcatus est, ut videret: Petrus negavit, ut crederet. Huic claves cælestis imperii: illi ad evocandas gentes, divinæ legis scientiam contulisti. Nam ille introducit; hic aperit: ambo igitur virtutis æternæ præmia sunt adepti. Hunc dextera tua gradientem in elemento liquido, dum mergeretur, erexit: illum autem, tertio naufragantem, profunda pelagi fecit vitare discrimina. Hic portas inferni, ille mortis vicit aculeum: et Paulus capite plectitur; quia gentium caput fidei probatur: Petrus autem, præmissis vestigiis, caput omnium nostrum secutus est Christum.
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_ Deus, qui huius diéi venerándam sanctámque lætítiam in apostolórum Petri et Pauli sollemnitáte tribuísti, da Ecclésiæ tuæ eórum in ómnibus sequi præcéptum, per quos religiónis sumpsit exórdium. _
_ O Dio, che ci doni la grande gioia di celebrare in questo giorno la solennità dei santi Pietro e Paolo,
fa’ che la tua Chiesa segua sempre l’insegnamento degli apostoli, dai quali ha ricevuto il primo annuncio della fede. _
Or. Coll.
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In foto:
_ Martirio dei santi Pietro e Paolo e altre raffigurazioni miniate provenienti dalla pars æstiva del santorale del Sacramentario di Bertoldo, 1200-32. The Morgan Library & Museum, New York.
_ X Regio: Dipartimento Medievale, mitra gemmata in forma di III Medievale. Tessuto a telaio a mano in cotone e seta su velours d'or, ratia naturale tinta e opera di agrimani. Gemmatura con 68 pietre semipreziose di corniola rossa (62 sfere sfaccettate di cui 56 di diametro mm 8 e 6 di diametro mm 6 e 6 tagli a baccello di cui 4 da mm 16 e 2 da mm 10) a cui si aggiungono 128 sferule medie aurate per un totale di 196 elementi. Coperture e fodera in shantoung di pura seta, circulus interno in vera pelle, infule a dieci fiocchi coronati. Quattro agrimani.
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27/06/2026
Die 28 iunii
Tempus «per annum»
Dominica XIII
Ad primas Vesperas
Qui non áccipit crucem suam et séquitur me, non est me dignus, dicit Dóminus.
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_ Deus, qui, per adoptiónem grátiæ, lucis nos esse fílios voluísti, præsta, quæsumus, ut errórum non involvámur ténebris, sed in splendóre veritátis semper maneámus conspícui. _
_ O Dio, che ci hai reso figli della luce nell’adozione della grazia, fa' che non ci lasciamo trascinare nelle tenebre dell'errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. _
Or. Coll.
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In foto:
_ Pantocratore e altre scene dai Vangeli, pagine miniate dall’Evangeliario detto di Spira, 1220. Badische Landesbibliothek, Karlsruhe.
_ X Regio: Maestro Goudji, aprile 2025, croce pettorale con catena in argento 925/1000 unito a elementi di diaspro, lapislazzuli e avventurina. Peso dell’argento 1910 gr; peso totale 2670 gr.
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Vicolo D’Orfeo
Rome
00193