MotoForPeace
Associazione no profit costituita da personale delle Forze dell'Ordine italiane, europee e civili
16/06/2026
Dalla Georgia al Kazakistan, ripercorriamo le tappe e gli inconvenienti di questi giorni di viaggio con il DIARIO DI DINO
«Era una giornata libera per tutti a Tbilisi; io ho scelto di fare un giro in moto con Alessio. Siamo andati a vedere un paio di chiese molto interessanti, naturalmente mi riferisco a chiese ortodosse, una costruita su una roccia, e l’altra con la cupola d’oro; poi abbiamo visitato il centro e pranzato in un posto molto caratteristico. Infine abbiamo visitato il Ponte della Pace, che ha la caratteristica di essere di vetro e acciaio e attraversa il fiume Mtkvari.
A causa della pioggia abbiamo deciso di rientrare, la serata è trascorsa in maniera tranquilla.
Il giorno successivo siamo partiti alle 6 e la polizia ci ha accompagnato fino alla frontiera con varie staffette; abbiamo attraversato una strada di montagna dissestata e successivamente un passo a 2400 metri di altezza. Per percorrere circa 150 chilometri abbiamo impiegato quasi 4 ore.
Finalmente siamo usciti dalla Georgia, dopo un rapido controllo di polizia e un più approfondito controllo doganale, e arrivati alla frontiera russa e lì sono cominciati i guai!
Siamo entrati in frontiera russa alle 11 e lì c’è stato il primo controllo immigrazione, ci hanno messo dei timbri, ci hanno chiuso in una stanza e ci hanno interrogato per capire se avevamo conoscenze ucraine o dei servizi segreti. Insomma una serie di domande inerenti la situazione geopolitica attuale. Ci hanno tolto i telefoni per altri controlli durati 5 ore, intanto il nostro furgone è bloccato e rimandato indietro perché trasporta merci secondo la loro visione e per il trasporto merci ci vuole un documento che noi non avevamo. Mi sono rivolto quindi al capo della dogana e mi sono informato sulla tipologia di documento; ho fatto presente che siamo stati altre volte in Russia con il furgone e non c’era mai stata questa difficoltà. Alla fine, dopo 9 ore in dogana nella totale incertezza e quando si profilava la prospettiva di ritornare in Georgia per aspettare il documento mancante, la situazione si è sbloccata. Ci sono due versioni in merito: quando un mezzo fa assistenza e non trasporta merci può transitare oppure quando un mezzo è impegnato in operazioni umanitarie può entrare…sicuramente hanno preso una svista, scambiando un furgone con bagagli personali con un mezzo di trasporto merci. Cosa abbiamo incontrato sulla strada? Branchi di cani randagi e mucche…
Abbiamo vagato per circa due ore sulla strada che porta a Grozny cercando hotel ma senza riuscirci, tutti pieni. Alla fine in piena notte ci siamo ritrovati in un piccolo centro, ci ha fermato la polizia e ci ha aiutato a trovare un alloggio perché nella zona non funziona il GPS.
Usciti dalla Cecenia e arrivati al confine con il Dagestan, ci attendeva un altro inconveniente…abbiamo incontrato un posto di blocco imponente e tre moto sono state fermate da un poliziotto, che sosteneva avessero commesso una infrazione…tutto si è risolto…indovinate come…
Procedendo il panorama è cambiato, intorno a noi c’è la steppa e alla nostra sinistra il fiume Volga: è uno spettacolo incredibile al tramonto! Percorriamo gli ultimi 100 km della nostra tappa nella notte.
Il nostro ingresso in Kazakistan viene salutato in modo molto cordiale, il controllo passaporti e il controllo doganale sono stati molto veloci. Dopo aver assolto gli oneri del caso, cambiare i soldi, prendere le sim e fare le assicurazioni per le moto, abbiamo deciso di proseguire per un centinaio di chilometri. Intorno a noi c’era solo steppa. Siamo riusciti a trovare un distributore di benzina per il rifornimento e nonostante la stanchezza siamo arrivati a destinazione. Abbiamo attraversato anche una zona paludosa per via del Mar Caspio alla nostra destra e il Volga con i suoi affluenti a sinistra»
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