ReCommon
www.recommon.org Per questo siamo impegnati a svelare i meccanismi che la favoriscono. Per questo motivo intendiamo contribuire a questo processo.
21/05/2026
Cosa abbiamo cambiato con le nostre campagne, con le inchieste e grazie al lavoro legale? E cosa, nonostante tutto, continua ancora a non cambiare?
È online il Bilancio Sociale 2025 di ReCommon: battaglie, risultati e impatti del lavoro che portiamo avanti ogni giorno.
Sfoglialo e scopri cosa possiamo fare insieme.E se vuoi sostenerci, scegli di destinare il tuo 5x1000 a ReCommon: scegli di schierarti!
Contro le ingiustizie. Contro chi inquina. Contro chi tace.
Noi ci mettiamo determinazione, indipendenza e coraggio. Ogni giorno. Uniamo le forze!
Destina il tuo 5x1000 a ReCommonCF 97686900586.
Leggi e scarica il nostro Bilancio Sociale 👉 https://www.recommon.org/bilancio-sociale-2025/
14/05/2026
Ce la vendono come “sicurezza energetica”, ma spesso è solo un pretesto per continuare a finanziare il gas e le altre fonti fossili.
Nel caso del giacimento Sakarya, nel Mar Nero, il racconto è chiaro: un grande progetto strategico, capace di rendere la Turchia più indipendente dal gas estero.
La realtà è più complicata, perché la produzione è sotto le attese, gli obiettivi sono stati rivisti e i benefici concreti restano limitati. Eppure, continua il sostegno pubblico.
Attraverso SACE, lo Stato italiano ha già garantito centinaia di milioni di euro per sostenere le attività di Saipem nel progetto. E nuove garanzie potrebbero arrivare a breve.
Il meccanismo è semplice: attraverso denaro pubblico, si abbassa il rischio degli investimenti privati. Se poi il progetto non funziona, il rischio ricade sulla collettività.
E i profitti? Ovviamente quelli restano privati!
La questione è economica e politica, ancor prima che ambientale: a pagare, come sempre, sono i cittadini.
📰 Ne abbiamo scritto su Il Manifesto, leggi l’articolo completo (link nel primo commento).
06/05/2026
Mercoledì 6 maggio ENI tiene un’altra assemblea a porte chiuse e senza investitori, la settima consecutiva: per questo, nel carosello abbiamo scelto di lasciare la parola a chi vive in prima persona l’impatto dei progetti fossili.
E noi cosa abbiamo chiesto a ENI, con le domande depositate per iscritto?
Per prima cosa abbiamo criticato il quinto mandato consecutivo di Claudio Descalzi come Amministratore delegato: si tratta del record italiano di conferme al vertice di una partecipata pubblica, che fa dell’AD una sorta di monarca dell’oil&gas italiano.
Sul punto, ribadiamo che sia urgente rivedere il processo di nomina, garantendo maggior trasparenza e uno scrutinio parlamentare che al momento sono totalmente assenti.
In secondo luogo, ci siamo concentrati sulla promessa di continuità legata a questa scelta: ormai ENI non parla più di transizione, le scoperte di nuovi e ingenti giacimenti di petrolio e gas aumentano e la società non sembra nemmeno interessata a fare greenwashing per dipingere come sostenibili le sue operazioni.
Insomma, il colosso fossile italiano si appresta a proseguire con l’aumento degli investimenti e delle attività estrattive nel comparto fossile.
Come dice Antonio Tricarico, “In Italia, ENI è il più grande ostacolo alla lotta alla crisi climatica”.
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