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Cospirare è respirare insieme
‼️ AGGIORNAMENTO URGENTE: ə volontarə della Sumud, detenutə illegalmente, sono al quinto giorno di sciopero della fame (senza cibo né acqua) e le loro condizioni sono critiche. Da lunedì, dieci persone detenute a Bengasi si rifiutano di mangiare, e molte anche di bere, per protestare contro la detenzione illegale prolungata, i maltrattamenti e la negazione dell'assistenza legale. Alcunə sono statə costrettə a interrompere lo sciopero, ma moltə continuano nonostante il peggioramento delle loro condizioni di salute. Le loro vite sono a rischio. Non hanno ricevuto assistenza medica e sono detenuti in "siti neri" (aree sconosciute). Chiediamo il loro rilascio immediato e abbiamo bisogno del tuo aiuto ora. Chiama. Pubblica. Fai pressione sulle autorità. Condividi ampiamente questo aggiornamento. Invia un'e-mail ai ministeri degli esteri dei detenuti tramite il seguente link: https://gsumud.link/FreeThe11
03/06/2026
Sako, Ullah, Waseem, Amin e Safi: sono i nomi di persone che vengono da Paesi lontani, che migranti in cerca di un lavoro che possa garantire una vita dignitosa a loro e alle famiglie che si lasciano dolorosamente alle spalle quando affrontano viaggi costosi e imprevedibilmente pericolosi.
Storie diverse, accomunate da una realtà che abbiamo tutti i giorni di fronte agli occhi, e che è nostra responsabilità smettere di ignorare. Le vite delle persone razzializzate nel nostro paese valgono meno.Si muovono invisibili, nelle strade delle città che attraversiamo, nelle campagne che producono il cibo che consumiamo, nelle pizzerie dove ci ritroviamo con i nostri affetti, nei mille cantieri aperti nei nostri quartieri.
Alimentano un sistema economico che da nord a sud mercifica le loro esistenze, relegandoli a un anonimo dal quale escono solo quando vengono uccisi a coltellate da un gruppo di adolescenti annoiati o bruciati vivi in una stazione di benzina.
In un Paese in cui la gestione dei "flussi migratori" è vincolata alla possibilità per lo straniero di avere uno "sponsor" che gli garantisce un contratto di lavoro, se lavoro possiamo definire questa struttura di dominio economico che li costringe a vivere come in schiavitù. Che arriva ad uccidere, se hanno la "presunzione" di chiedere uno stipendio. E quando questo accade non rappresenta una deviazione, una stortura: è la naturale propensione di quel capitalismo nostrano che si muove in una zona grigia che è lo Stato stesso ad aver creato , con leggi e decreti che allargano la responsabilità politica di queste tragedie a chi ha scritto e approvato le leggi che schiacciano le vite delle persone migranti.
Non possiamo chiudere gli occhi e attendere che l'eco mediatica scompaia di nuovo, restituendoci l'idea di vivere in un Paese in cui queste cose non accadono.
Non possiamo permettere a vecchi e nuovi fascismi di alzare nuovamente la voce, proponendo politiche di segregazione razziale e deportazione, che in nome della difesa dell'identità di un popolo soffiano sulla miseria e sulle contraddizioni di questa società.
Per tutte le persone che non riescono e non vogliono rimanere in silenzio di fronte a questa
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