Partito Radicale
Il PR lotta con il metodo della nonviolenza gandhiana per l’affermazione dello Stato di Diritto Nasce così Radio Radicale.
17/07/2026
Mario Roggero/Partito Radicale. Se la grazia segue il consenso, la giustizia ha già perso
Dichiarazione di Maurizio Turco e Irene Testa segretario e tesoriere del Partito Radicale
La grazia al gioielliere divide l'Italia. Il punto è semplice: uno Stato di diritto non può trasformare l'emozione in giustizia.
Se iniziamo a concedere la grazia perché una parte dell'opinione pubblica considera un condannato "dalla parte giusta", allora la legge smette di essere uguale per tutti. Oggi vale per un caso che suscita consenso, domani per quale altro?
La legittima difesa è un diritto. Ma quando un tribunale, dopo tutti i gradi di giudizio, accerta che quel limite è stato superato, la risposta non può essere riscrivere la sentenza sull'onda dell'emotività.
La grazia è uno strumento eccezionale, non un referendum popolare. Se diventa un premio per chi ha più consenso, non rafforza la giustizia: la indebolisce.
Colpisce anche la scelta del ministro Nordio di invocare pubblicamente la grazia: un ministro della Giustizia dovrebbe difendere l'equilibrio delle istituzioni, non alimentare aspettative su un potere che non gli appartiene.
Vale la pena ricordarlo: il ministro può proporre la grazia, ma la decisione finale spetta al Presidente della Repubblica. È proprio questa separazione di ruoli a garantire che un potere così eccezionale venga esercitato con equilibrio, lontano dalle pressioni della politica e del dibattito pubblico.
Lo Stato deve proteggere le vittime, ma deve anche difendere il principio che la legge vale per tutti, senza eccezioni dettate dal consenso o dalla pressione mediatica.
07/07/2026
Carceri Toscana. al Ministro della Giustizia e ai Provveditori Regionali del DAP: fermate la legalizzazione del degrado nelle carceri. Chiediamo la della
Dichiarazione di Maurizio Turco e Irene Testa segretario e tesoriere del Partito Radicale
Il documento del Provveditorato regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Toscana che dispone che i detenuti per mancanza di spazi possano dormire con i materassi per terra rappresenta un fatto di eccezionale gravità politica e istituzionale.
Lo Stato, invece di rimuovere le cause del sovraffollamento, impartisce disposizioni affinché le persone detenute vengano sistemate su materassi stesi a terra. Non è una misura organizzativa: è la certificazione del fallimento dello Stato di diritto.
Nessun detenuto è stato condannato a dormire sul pavimento. La pena prevista dalla legge è la privazione della libertà, non della dignità, della salute e dei diritti fondamentali.
Per questo rivolgiamo un pubblico a tutti i regionali del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria affinché rendano noto se analoghe disposizioni siano state impartite nei rispettivi distretti e con quali modalità si stia affrontando il sovraffollamento.
inoltre al Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e al della Giustizia di revocare immediatamente ogni direttiva che autorizzi sistemazioni incompatibili con la dignità della persona e di assumersi la responsabilità politica e amministrativa di una situazione ormai fuori controllo.
Non si governa l'emergenza legalizzando l'illegalità. Non si risolve il sovraffollamento trasformando il pavimento in un letto.
Quando è lo Stato a violare i principi sanciti dalla Costituzione e dall'ordinamento penitenziario, è lo Stato stesso a perdere autorevolezza e credibilità.
La civiltà giuridica di un Paese si misura da come tratta le persone private della libertà. Se lo Stato rinuncia al rispetto della legalità nelle proprie carceri, rinuncia alla propria stessa funzione di garante dei diritti e della giustizia.
«Noi non possiamo mettere sullo stesso piano coloro che vogliono ve**re in Italia perché si sta meglio e coloro che vengono in Italia perché scappano da situazioni di guerra e rischiano la vita perché dissidenti politici. Questi ultimi hanno certamente diritto alla protezione umanitaria, gli altri no, gli altri non possono stare nel nostro Paese.
Tutti i Paesi democratici chiedono il visto. Nell’Unione europea, per fortuna, abbiamo superato questo problema: almeno nei 27 Paesi ci si può muovere liberamente. Però se uno vuole andare negli Stati Uniti d’America deve chiedere il permesso, deve farsi dare il visto per un certo tempo e per fare certe cose.
Chiaramente se c'è una barchetta in mezzo al mare con 10, 20, 50 o 2 persone, bisogna andare in soccorso. Però, una volta appurata la loro nazionalità, bisogna distinguere chi ha dritto alla protezione umanitaria e chi no. Chi non ha titolo per restare deve tornare a casa. Mi sembra evidente. Fa parte delle regole del gioco di base di uno Stato fondato sulla democrazia e sullo stato di diritto».
Queste le parole del segretario del Partito Radicale Maurizio Turco intervistato da Michele Lembo.
Puoi riascoltare la conversazione integrale on demand sul sito di Radio Radicale:
👉 https://www.radioradicale.it/scheda/793761/
06/07/2026
toscane, materassi a terra: non è un'emergenza, è la flagranza di reato dello Stato
Dichiarazione di Maurizio Turco e Irene Testa segretario e tesoriere del Partito Radicale
Che lo Stato italiano arrivi a disporre che esseri umani dormano per terra nelle proprie carceri è la rappresentazione plastica di una legalità tradita dalle istituzioni che avrebbero il dovere di difenderla.
Non siamo davanti a un incidente. Non siamo davanti a una fatalità. Siamo davanti all'ennesima violazione consapevole della Costituzione. Da decenni il Partito Radicale denuncia che le carceri italiane sono fuori dalla legalità costituzionale. Da decenni chiediamo provvedimenti strutturali e immediati. Da decenni veniamo ignorati. Oggi il risultato è che lo Stato, anziché rimuovere l'illegalità, la organizza.
Un materasso per terra non è un posto letto. È il simbolo di una Repubblica che rinuncia alla propria civiltà giuridica. Chi pensa che tutto questo riguardi solo chi è detenuto sbaglia profondamente: quando lo Stato viola i diritti delle persone private della libertà, mette in discussione i diritti e le garanzie di tutti.
Le carceri non sono una discarica sociale, né un luogo in cui la Costituzione può essere sospesa. L'articolo 27 non è un'opinione, ma un obbligo. Le pene devono rispettare il senso di umanità. Oggi quello stesso Stato che pretende il rispetto delle proprie leggi è il primo a calpestarle.
Servono atti politici immediati: misure straordinarie per ridurre il sovraffollamento, un ricorso effettivo alle misure alternative, interventi sulle strutture e sul personale, e soprattutto il coraggio di riconoscere che continuare così significa perseverare nell'illegalità.
Il Partito Radicale continuerà, come ha sempre fatto, a entrare nelle carceri, a documentare, denunciare e informare. Perché la legalità non può fermarsi davanti ai cancelli di un istituto penitenziario. E perché uno Stato che costringe un detenuto a dormire sul pavimento non sta esercitando la giustizia: sta confessando il proprio fallimento.
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