Studio Legale Ruffinotti & Partners
www.studioruffinotti.it Studio Legale di Diritto Civile con specifiche competenze in Diritto della Famiglia, separazioni e divorzi.
25/07/2026
Ebbene sì, succede anche questo.
E più spesso di quanto si possa immaginare.
C’è chi sostiene di non poter pagare il mantenimento dei figli, ma trova le risorse per finanziare una vacanza.
E poi arrivano le giustificazioni (un grande classico!).
«Devo pur vivere anch’io.»
«Perché non mi merito una vacanza?»
«Non posso lavorare solo per pagare il mantenimento.»
In alcuni casi è una scelta egoistica.
In altri, anche il nuovo partner finisce per spingere verso priorità diverse, convincendo il genitore a rimandare, ridurre o non versare quanto dovuto.
La cosa più difficile da comprendere è che qualcuno sia disposto persino a indebitarsi per una vacanza, mentre non mostra la stessa determinazione quando si tratta di adempiere ai propri obblighi verso i figli.
Le vacanze sono una scelta.
Il mantenimento dei figli è un obbligo.
Non lo dico io, lo dice la legge!
21/07/2026
L’elevato numero di richieste ricevute nelle ultime settimane ha determinato l’esaurimento delle disponibilità per nuove consulenze.
La pausa estiva dello Studio interesserà l’intero mese di agosto. I prossimi appuntamenti sono pertanto prenotabili a partire dal mese di settembre.
Ci scusiamo con coloro che non hanno trovato disponibilità.
Il numero degli appuntamenti viene necessariamente limitato per assicurare a ogni pratica il tempo e l’approfondimento richiesti.
Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la Segreteria al 06 4555 1740.☎️
19/07/2026
I SOLDI NON DANNO IL DIRITTO DI CONTROLLARE TUA MOGLIE O TUO MARITO.
La violenza economica è una forma di abuso e controllo che comprende azioni, omissioni e comportamenti diretti a provocare un danno economico, finanziario o patrimoniale, limitando la libertà e l’autonomia della persona.
Il controllo può riguardare ogni acquisto, la richiesta continua di scontrini e spiegazioni, l’accesso al conto corrente, la conoscenza del reddito familiare o la partecipazione alle decisioni economiche più importanti.
La privazione si realizza anche consegnando somme insufficienti per le necessità quotidiane, impedendo di cercare un impiego, imponendo l’abbandono del lavoro, sabotando colloqui e rapporti professionali oppure ostacolando gli studi e la formazione.
Lo sfruttamento comprende l’appropriazione dello stipendio, della pensione o dei risparmi del coniuge, l’imposizione di finanziamenti e fideiussioni, l’intestazione di debiti o attività economiche e la vendita o il danneggiamento dei suoi beni senza consenso.
In queste situazioni, la persona perde progressivamente la possibilità concreta di provvedere a sé stessa, prendere decisioni autonome e sottrarsi al controllo.
La violenza economica può continuare anche dopo la separazione.
Il mancato versamento dell’assegno di mantenimento, i pagamenti deliberatamente tardivi, il rifiuto sistematico di adempiere agli obblighi economici stabiliti dal giudice, pur disponendo delle risorse necessarie, possono diventare strumenti di pressione e sopraffazione.
Un ritardo isolato o una reale impossibilità economica non trasformano automaticamente l’inadempimento in violenza.
Assumono rilievo il contesto, la reiterazione e l’utilizzo consapevole del denaro per creare dipendenza, soggezione o difficoltà.
La Convenzione di Istanbul include espressamente nella nozione di violenza domestica anche gli atti di violenza economica commessi all’interno della famiglia o tra coniugi e partner, attuali o precedenti.
La Corte di cassazione ha chiarito che impedire alla persona offesa di raggiungere l’indipendenza economica può integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia quando le decisioni economiche vengono imposte attraverso comportamenti vessatori, violenza o prevaricazione psicologica capaci di provocare uno stato di prostrazione psicofisica.
Non lo dico io, lo dice la legge.
12/07/2026
UN FIGLIO NON SI PICCHIA. EPPURE C’È ANCORA CHI CHIAMA TUTTO QUESTO EDUCAZIONE.
Le giustificazioni sono sempre le stesse.
“Uno schiaffo non ha mai ucciso nessuno.”
“Anch’io le prendevo e sono cresciuto bene.”
“Ogni tanto ci vuole.”
Frasi ancora molto diffuse, spesso pronunciate con orgoglio, come se essere sopravvissuti a un comportamento bastasse a renderlo giusto.
Uno schiaffo trasmette il messaggio 'Chi è più forte può imporre la propria volontà".
Il bambino obbedisce per paura e l’adulto scambia quel silenzio per rispetto.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione esclude che la finalità educativa possa giustificare la violenza fisica o psicologica.
La qualificazione giuridica dipende dalle circostanze concrete, dalla gravità e dall’eventuale abitualità delle condotte, che possono assumere rilevanza penale.
Essere cresciuti ricevendo schiaffi non dimostra che fossero necessari, utili o giusti.
Cambiare il nome di un gesto non ne cambia la natura. La violenza resta violenza, anche quando viene presentata come educazione.
Non lo dico io. Lo dice la legge.
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