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Tutte le novità in materia di privacy, aggiornamenti normativi sul GDPR, servizio di DPO

12/11/2019

ALEXA CHIAMATA A "TESTIMONIARE" IN TRIBUNALE. ED È SOLO L’INIZIO
In ogni rivoluzione c’è sempre una prima volta in cui accade qualcosa che sino al giorno prima nessuno avrebbe immaginato accadesse. E nella rivoluzione ormai imminente che porterà gli uomini a convivere con i robot di prime volte ce ne sono state e ce ne saranno tante. Qualche settimana fa, in Florida, è stata la prima volta nella quale Alexa, l’assistente vocale di casa Amazon, è stata chiamata - si fa per dire - a testimoniare in un processo per omicidio.

La polizia, infatti, ha chiesto al Giudice di ordinare a Amazon di fornirle le registrazioni di due Amazon Echo - gli speaker che danno voce ed orecchie ad Alexa - relative alle ore nelle quali, a seguito di una lite furibonda tra due coniugi, la moglie è morta.

È stato un drammatico incidente come sostiene ora il marito o si è trattato di un atroce delitto? Gli investigatori hanno identificato in Alexa un possibile testimone d’eccezione, un potenziale spettatore silenzioso di quanto accaduto all’interno delle quattro mura domestiche dove i due coniugi sarebbero stati altrimenti soli.

Oggi non più. E, domani, con la diffusione galoppante dell’internet delle cose, sempre di meno. Soli in casa, per davvero, nel bene e nel male non lo saremo più. Non è lontano – e, anzi, è già oggi così – il giorno in cui polizia e forze dell’ordine chiameranno a sfilare in Tribunale il nostro frigorifero o la nostra lavatrice connessi che potrebbero aver ascoltato qualcosa o qualcuno o semplicemente registrato l’ultima volta che ci siamo fatti un panino o che abbiamo lanciato un lavaggio, il nostro robot-aspirapolvere che potrebbe aver addirittura annotato la posizione di vittima e carnefice oltre, naturalmente, al più ovvio dei potenziali testimoni, il campanello intelligente che filma chi suona alla porta, che sia il postino o il nostro aguzzino.

È un mondo che cambia e che ha bisogno di nuove regole ma, prima ancora, di educazione, cultura, consapevolezza e rispetto innanzitutto della privacy perché la vita con i robot, senza, può diventare un autentico inferno dentro e fuori le mura domestiche, in famiglia e fuori dalla famiglia.



E sono, purtroppo, altrettante le storie di articolazioni degli Stati che abusano delle nuove tecnologie per implementare, a dispetto di ogni regola democratica, il principio del fine che giustifica i mezzi facendo carne da macello di ogni genere di diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino. Un rischio nel quale stanno cadendo, anche, gli Stati Uniti come conferma quanto accaduto nella contea di El Monte, in California, dove la polizia della Contea ha promosso l'acquisto di Ring, un campanello dotato di videocamera, in cambio dell'accesso alle immagine riprese dalle videocamere. Il tutto senza passare dal giudice che dovrebbe autorizzare, in un normale iter giudiziario, l'accesso o meno a quelle informazioni.

Perché che la tecnologia abiliti l’ottenimento di un determinato risultato non significa che il suo perseguimento sia giuridicamente lecito e democraticamente sostenibile. La tecnologia, infatti, è nostra alleata se la conosciamo, la governiamo, la usiamo in maniera corretta. In caso contrario il nostro futuro potrebbe essere peggiore del nostro passato.

Nessun allarmismo inutile, nessuna istanza neo-luddista, nessuna ragione seria per tenere fuori da casa nostra robot e altri sistemi diversamente intelligenti ma, per ca**tà, prima di collegare il prossimo oggetto alla rete wifi di casa nostra prendiamoci dieci minuti per leggere le istruzioni, per capire quali dati raccoglie e con chi li condivide, come si fa a cancellarli, magari alla fine della giornata, come tenerli al riparo da chiunque voglia accedervi senza il nostro permesso.

04/04/2019

SMARTPHONE E PRIVACY: ITALIANI SPIATI DALLO STATO TRAMITE LO SPYWARE EXODUS

Secondo uno studio dalla società no profit Security Without Borders, un software della specie spyware, “Exodus”, prodotto per conto dello Stato italiano da un’azienda calabrese, avrebbe spiato per errore un migliaio di italiani inconsapevoli. Il software si sarebbe propagato attraverso delle normali app scaricate su Play Store, il canale ufficiale di Google.

Nelle prime righe di codice comparivano le parole “Mundizza”, che in calabrese significa immondizia, e “Rino Gattuso”, che della Calabria è il testimonial più autentico. Due indizi, o forse semplicemente un modo per rivendicare la paternità di un software importante, scritto nelle stanze di un palazzo che si affaccia sul mare di Catanzaro Lido. Il software in questione, della specie spyware, prende il nome di Exodus. A produrlo, per conto dello Stato italiano, sarebbe stata l’azienda calabrese eSurv. Exodus ed eSurb: un binomio che nelle ultime ore è finito nell’occhio del ciclone perché avrebbe spiato, probabilmente per errore, un migliaio di italiani inconsapevoli.

A riportare questa storia è uno studio dalla società no profit Security Without Borders, che ha pubblicato il tutto in un’inchiesta scritta sulla rivista Motherboard. Dalle prime informazioni si apprende che lo spyware avrebbe colpito più di un migliaio di smartphone Android. E la propagazione – incredibile ma vero – è avvenuta attraverso delle normali app scaricate su Play Store, il canale ufficiale di Google.

I ricercatori di Security Without Borders hanno avvisato Google del fatto qualche a inizio anno, e le app in questione (in tutto una decina) sono state poi rimosse. Da Mountain View hanno fatto sapere che le app contenenti Exodus erano circa 25, tutte apparentemente normali, di quelle usate spesso per migliorare le performance del telefono. Per mesi, sin dal 2016, hanno girato sugli smartphone di oltre mille italiani, spiandone ogni mossa.

Exodus è un virus di tipo spyware. Un software malevolo che serve di prendere il controllo – a distanza – di un dispositivo. Chi sta dall’altra parte dello schermo, ovvero chi gestisce lo spyware, è in grado di visionare tutto ciò che l’utente fa sul proprio smartphone. Dalle telefonate agli sms, dall’utilizzo delle app alla cronologia di navigazione sul browser, dalle foto scattate agli spostamenti, fino al controllo delle app più sicure. È molto probabile, dunque, che i gestori di Exodus fossero in grado di controllare le chat di WhatsApp e Telegram, app notoriamente sicure perché crittografate con la tecnologia end to end, ma inermi davanti a un software che di fatto controlla il 100% di quello che succede su un device. Ma c’è di più: intercettando la password WiFi domestica, o di un ufficio, lo spyware riusciva a estendere il suo raggio d’azione.

21/03/2019

CASO GIULIA SARTI (M5S), GARANTE PRIVACY AI MEDIA: "NO A DIFFUSIONE FOTO ANCHE SE PERSONAGGIO PUBBLICO"

Il Garante della Privacy Soro è intervenuto per richiamare i media ad un rigoroso rispetto del codice deontologico, che impone ai giornalisti di astenersi dal diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche.

Nella battaglia sulla diffusione on line di immagini e video hot della deputata grillina Giulia Sarti interviene il garante della Privacy, Antonello Soro, interviene nella vicenda dell’onorevole coinvolta nel caso rimborsopoli e invita i media ad astenersi dalla diffusione di sue immagini personali. «Con riferimento a notizie relative alla possibile circolazione di immagini molto personali della deputata M5s Giulia Sarti» il garante, si legge in una nota, «richiama l’attenzione dei mezzi di informazione al rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali e del codice deontologico dei giornalisti».

«Tali regole – sottolinea – impongono al giornalista di astenersi dal diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche, richiedendo invece il pieno rispetto della sua vita privata quando le notizie o i dati non hanno rilievo sul suo ruolo e sulla sua vita pubblica».

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