Giorgio Cravero Studio

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Still life, beverage and food photography Fotografia Pubblicitaria-Post Produzione-CGI-Digital Media

10/07/2026

Poco più di un anno fa. Questa è uno dei primi progetti che ho realizzato con un workflow ibrido, e il bello è che era ibrido al contrario di come si immagina oggi.

Il fondo, la biblioteca con le due donne, l'ho generato con l'AI. Poi l'ho fatto stampare in grande, l'ho retroilluminato e l'ho montato sul set come fondale. Davanti, tutto vero e scattato in studio: il tavolino, il bicchiere, la bottiglia, la mia luce. In pratica il vecchio mestiere del fondale scenografico, con la differenza che al posto del pittore c'era un modello generativo ai primi passi.

Un anno dopo quel giro non lo farei più così: gli strumenti sono cambiati due o tre volte, cose che allora richiedevano una stampa e un supporto oggi si risolvono in altro modo, e si vede già arrivare l'ondata successiva. Quello che uso ancora, identico, è la parte imparata sul set: dove va la luce, dove cade il fuoco, cosa rende credibile un bicchiere in primo piano.

Oggi in questa foto vedo tutti i limiti. Un anno fa mi sembrava un piccolo miracolo. E sospetto che tra un anno penserò la stessa cosa di quello che sto facendo adesso.

Di come sta cambiando questo mestiere scrivo ogni settimana nella newsletter, la trovi in bio.

Retouch:

Photos from Giorgio Cravero Studio's post 22/06/2026

Tre notti. Tre persone che non si incontreranno mai. Lo stesso whisky — che non esiste.

KUMO 雲, "nuvola". Un whisky giapponese mai distillato. L'ho inventato dal niente: il nome, la bottiglia, l'etichetta a pennello, tre mondi : un uomo al suo rituale, uno scambio sotto i neon di Tokyo, una donna sola nel suo loft.

Poi ho scritto, una per una, le parole che dicevano alla macchina esattamente che luce, che posa, che silenzio. Decine di istruzioni, ognuna una scelta di regia. La macchina ha solo eseguito: veloce, instancabile e cieca, non sa che un riflesso troppo perfetto è finto, che la pelle troppo liscia sembra cera.

Inventare il mondo, dirigerne la luce, tradurlo in parole, e poi giudicare cosa tenere. Quello porta il mio nome. Il pulsante no.

Domani sulla newsletter: come si dirige un cliente che non esiste.
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