In.FEST.ante
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Rassegna di musica di ricerca e didattica Galleria chiusa resta solo la pagina per non perdere foto
30/04/2026
Theatrum Anatomicum
Nel cuore del Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando, Theatrum Anatomicum, performance di Giorgio Li Calzi e Simone Sims Longo, presentata all’interno del Torino Jazz Festival, prende forma come un’indagine sensibile nello spazio del museo.
Il pubblico, disposto in una configurazione avvolgente, partecipa a una sorta di osservazione ravvicinata del suono: non più semplice ascolto, ma esposizione dei meccanismi che lo generano. La tromba di Li Calzi si espande attraverso dispositivi analogici ed elettromeccanici, mentre Longo intreccia una tessitura elettroacustica e visiva che costruisce un ambiente immersivo, quasi chirurgico nella sua precisione.
L’opera si sviluppa come una riflessione sulle polarità suono e silenzio, luce e buio in dialogo costante con un luogo che porta inscritto il gesto dell’analisi e della rivelazione. Qui tutto sembra essere messo a n**o, come se il suono stesso venisse aperto, osservato, interrogato.
Una lieve tensione emerge nella stratificazione dei linguaggi: l’intensità dell’apparato tecnologico e visivo, pur coerente con l’impianto concettuale, talvolta rischia di comprimere la dimensione più fragile e rarefatta dell’ascolto. In quei momenti si intuisce la possibilità di un equilibrio ancora più essenziale, dove anche il vuoto possa diventare protagonista.
Rimane un lavoro rigoroso e immersivo, capace di attivare lo spazio non solo come scenografia, ma come organismo vivo, in cui il suono viene indagato con attenzione quasi anatomica.
Un pensiero di gratitudine a chi ha condiviso con me questa serata: ai musicisti, ai miei compagni di viaggio e a tutte le persone ritrovate dopo tanto tempo. E al museo, che ancora una volta dimostra che anche l’anatomia, a volte, sa suonare meglio del previsto.
Aprile
21/12/2025
Ci piace ricordarti così ..gli sguardi sorridenti dei Bambini di Barriera di Milano .
Tanti auguri alla chitarrista Silvia Cignoli
Per chi desidera conoscere da vicino il suo lavoro, Silvia sarà presente il 4 gennaio allo Ziggy Club di Torino all’interno del progetto WITCHESS, insieme a Andrea Silvia Giordano, Clotilde Cappelletti e Francesca Remigi: un intreccio di suono, voce e movimento che immagina forme di relazione altre, non addomesticate.
In un presente che tende a ridurre la musica a funzione o intrattenimento, il suo modo di suonare resta un gesto di ascolto e di apertura.
Link dell evento :
https://www.facebook.com/share/17f9JKfTNw/
12/12/2025
Una bella scoperta per noi .fest.ante
MU – Third Trip to Mu: un’indagine sulla forma mobile del suono
Con Third Trip to Mu, MU prosegue e approfondisce una ricerca che dura ormai quasi dieci anni, orientata verso un territorio in cui minimalismo espanso, improvvisazione elettroacustica, drone e tradizioni folk destrutturate convivono in equilibrio instabile. Il duo formato da Adriano Lanzi (chitarra acustica, elettroniche) e Federica Vecchio (violoncello) lavora qui su un principio di forma mobile, in cui il materiale sonoro non si impone come composizione chiusa, ma come organismo in trasformazione continua.
L’album mostra una precisa dialettica tra studio e live, due contesti che MU non vive come opposti ma come fattori complementari. Le tracce incise al Kiwi Studio rivelano una costruzione più attenta al dettaglio timbrico, all’articolazione dei gesti e alla stratificazione sottile; al contrario, le registrazioni dal vivo (Dei Suoni e Folderol Sessions) introducono micro-imperfezioni, variazioni dinamiche, persino instabilità ritmiche che ampliano lo spettro espressivo.
Questa compresenza produce un risultato interessante: il disco non si percepisce mai come una raccolta eterogenea, ma come un continuum che attraversa contesti differenti mantenendo una coerenza interna. La coerenza è data dal dialogo tra chitarra ed elettronica di Lanzi e il violoncello di Vecchio, dialogo che resta sempre al centro dell’atto compositivo.
L’approccio timbrico di MU è rigoroso. Lanzi utilizza la chitarra come una sorgente polifunzionale: non tanto strumento armonico, quanto corpo risonante capace di produrre armonici, scarti percussivi e droni manipolati elettronicamente. Vecchio al violoncello procede con un lessico ibrido, sospeso tra arco e pizzicati, tra fraseggio lirico e frizione materica.
Il risultato è un linguaggio che tende a evitare il climax, privilegiando invece la crescita lenta, la modulazione interna dei toni, l’ampliamento graduale della densità. In questo senso, Third Trip to Mu dialoga idealmente con le estetiche esplorative care a David Toop: non musica “sull’oggetto” ma musica come ambiente, come campo sonoro in cui l’ascoltatore è invitato a muoversi.
* “Nothing has been said that matters most” inaugura il disco con un minimalismo trattenuto, costruito su sottili convergenze timbriche; il non-detto diventa principio compositivo.
* “Mutantango” e “Turmoil at the Gates of Mu” rappresentano la parte più fisica e performativa del lavoro: qui emerge l’anima improvvisativa del duo, la capacità di creare avanzamenti e torsioni senza ricorrere a strutture tradizionali.
* “Passacaglia” lavora sulla ripetizione come dispositivo di variazione: non una forma barocca rievocata, ma un pattern che si apre progressivamente, quasi un esercizio di decostruzione controllata.
* “Zero Gravity Waltz” riflette sul ritmo come idea piuttosto che come funzione: il valzer è evocato, non rispettato, e assume una dimensione sospesa, quasi astratta.
* “Beyond the Hills of Mu”, finale del disco, mostra il lato più contemplativo: un lento spostamento delle masse sonore che sembra dissolversi nel proprio stesso riverbero.
Uno degli aspetti più significativi dell’album è l’uso dello spazio. Il mixaggio di Lanzi e il mastering di Max Costa evitano l’estetica iper-limpida, preferendo un ambiente sonoro che mantenga tracce del luogo, della respirazione degli strumenti, delle asperità del gesto. Lo spazio non è neutro: partecipa attivamente, come una terza voce implicita.
Third Trip to Mu è un lavoro maturo, coerente e rigorosamente sviluppato. Non punta sull’effetto né sulla spettacolarizzazione dell’avanguardia, ma sulla costruzione di un ecosistema sonoro che si sviluppa per sfumature, tensioni interne e micro-variazioni.
È un album che richiede attenzione, ma che ripaga con un’esperienza d’ascolto stratificata e densa. In un panorama dove molta musica sperimentale tende alla saturazione o alla pura astrazione, MU sceglie una via di mezzo preziosa: una ricerca sensibile, radicata nel gesto acustico e potenziata da un uso misurato dell’elettronica.
Un’opera che non solo prolunga il percorso del duo, ma lo definisce con chiarezza: Mu non è un luogo immaginario, ma uno stato d’ascolto.
Mu - duo Grazie!!!
29/09/2025
Sempre noi orgogliosi del lavoro di Silvia Cignoli ❤️
“La musica è verità”. Intervista alla compositrice Silvia Cignoli Un ritratto della chitarrista e sound artist Silvia Cignoli. Nota per le sue improvvisazioni radicali tra avant-rock ed elettronica, è compositrice anche di colonne sonore
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10143
Orario di apertura
| Martedì | 15:00 - 19:00 |
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| Giovedì | 15:00 - 19:00 |
| Venerdì | 15:00 - 19:00 |
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